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Lo sceriffo di Ponte Galeria: cronaca di una visita al Cie.

Thursday, March 12th, 2009

no-cptUn sopralluogo al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria alle porte di Roma. Una zona grigia di cui i migranti non hanno diritti, e oscuri poliziotti decidono su tutto. E maltrattano i consiglieri regionali.

di Anna Pizzo

Gli appunti ci sono stati stracciati, la penna tolta di mano, siamo stati spinti oltre i cancelli e ammoniti a non farlo mai più. Si e’ concluso cosi’ il sopralluogo al Cie [Centro di identificazione ed espulsione] di Ponte Galeria, a Roma. Non era la prima volta che andavamo nell’ex Cpt della capitale ne’ la prima che mettevamo piede in uno dei dieci Cpt attualmente funzionanti in Italia [ma se ne prevede la costruzione di altri nove]. Ma e’ di certo la prima volta che veniamo trattati in questo modo. Eppure, ci eravamo andati con tutti i crismi dell’ufficialita: due consiglieri regionali che si sono fatti precedere da una lettera al prefetto, due accompagnatori, due inviati dal Cerimoniale della Presidenza del Consiglio regionale. Ciononostante, al funzionario di polizia in quel momento responsabile del Centro, dottor Baldelli, al quale sarebbe piu’ congeniale la definizione di sceriffo, c’e’ voluto piu’ o meno un’ora e mezza per decidere che le autorizzazioni non erano «taroccate» e che potevamo entrare. A quel punto, e non senza un giro vorticoso di telefonate, ci ha scortato assieme a un suo solerte «uomo» e a un silente vice direttore della Croce rossa , senza mai perderci di vista. «Ma cosa esattamente volete visitare?». Ci ha chiesto piu’ volte. E noi: «tutto». «Ma alcuni settori non sono consentiti neppure al Garante dei detenuti», risponde. Poi, quando lo incalziamo per sapere di quali settori stia parlando, si corregge, cambia argomento. Prima tappa: le donne. «Siamo consiglieri regionali – diciamo – avete qualcosa da chiedere?». Le donne, per lo piu’ nigeriane, ci guardano con un misto di scetticismo, ironia, e disperazione. «La liberta’», risponde una e le altre annuiscono. Non parlano volentieri le donne, tranne una anziana rom che racconta di essere in Italia dal 1970 e di avere in questo paese partorito dieci figli che pero’ non sono italiani e, stando cosi’ le cose, non lo saranno mai. Andiamo nelle «gabbie» degli uomini. Lo scenario non cambia: doppie file di sbarre alte oltre tre metri e dentro stanze come tane per orsi, fatiscenti. Chi varca quei cancelli non ha i diritti che spettano ai detenuti ne’ la dignita’ che spetta a ogni cittadino. Ponte Galeria e’ il luogo della sospensione di tutto, non devi neppure scontare una pena che non hai commesso. E’ una zona grigia, e’ una terra di nessuno nella quale non c’e’ legge se non quella di chi comanda. Come si puo’ spiegare altrimenti, quello che anche a noi consiglieri e’ capitato? Mentre rivolgevamo anche agli uomini le medesime domande: «Cosa chiedete? Siamo del Consiglio regionale, avete domande da porci?» la musica e’ cambiata. Man mano che giovani e meno giovani, nigeriani e bosniaci, rom e richiedenti asilo, tunisini e est europei ci si facevano incontro per parlare, raccontare, spiegare, chiedere, il funzionario di polizia Baldelli ha cominciato a spingerli, a intimare loro di farsi da parte, ci ha tolto di mano la penna con la quale stavamo prendendo appunti, ha preteso che gli consegnassimo il blocchetto, ci ha spinto verso l’uscita. E non sono mancati i toni sfottenti:. a un giovane che si lamentava di non poter nemmeno comperare un deodorante, Baldelli ha risposto, noi testimoni: «Ma a cosa serve a te un deodorante?». Se non possiamo prendere appunti, anche se e’ la prima volta che ci capita, gli diciamo, possiamo almeno lasciare il nostro biglietto da visita? Negato. Mentre siamo costretti ad allontanarci, riusciamo appena a lasciare ai reclusi il nostro numero di telefono. Da quel momento, e’ un continuo squillare del telefono per chiamate dal Cie alle quali non sappiamo se potremo dare risposte. L’ultima, arrivata qualche minuto fa, ci diceva che il funzionario, evidentemente irritato, ha detto ai reclusi: «Voi da qui ve ne andrete solo quando io lo decider0′».

Euro 2008, non solo calcio

Saturday, June 21st, 2008


Detenzione fino a diciotto mesi nei cpt e divieto di reingresso per cinque anni: con 369 si’ e 197 no il parlamento europeo da’ il via libera alla direttiva sui rimpatri degli immigrati irregolari. Il Pd si astiene. Amnesty e Onu: si violano i diritti umani
L’Europa sta costruendo la sua fortezza, in questo periodo i politici stanno lavorando alacremente per far passare un trattato, “trattato di Lisbona”che e’ nato per sostituire la vecchia Costituzione che non passo’ per il rifiuto’ che suscito’ in quelle poche Nazioni che la misero al voto popolare. Nessuno o pochi sanno che cosa sia questo trattato che il nostro parlamento ha deciso di far passare senza ne informare ne tantomeno far decidere con un referendum ai cittadini. Siamo tutti all’oscuro e solo il rifiuto degli irlandesi del trattato ha messo un poco in evidenza questa decisione che caschera’ sulla nostra testa. Ma che succedera’, ad ascoltare chi ha analizzato le 200 e passa pagine e non fa parte delle lobby politiche, niente di buono… Basta girare un po’ per i siti della controinformazione per farsene un’idea.
Cio’ che e’ certo e’ che non vogliamo che l’Europa diventi una fortezza, una fortezza dove non c’e’ posto per chi scappa dalla fame e dalla guerra, un posto dove si violano i diritti umani. La decisione presa dal Parlamento Europeo va’ in quella direzione.
Non vogliamo che l’Europa sia una fortezza che si chiude alle diversita’ raggomitolata su se stessa portando avanti solo gli interessi delle Banche e del Grande Capitale, che cosa succedera’ in questa fortezza per chi non e’ d’accordo con quello che portera’ avanti…forse la stessa sorte dei “clandestini”rinchiusi in che cosa, come li chiameranno i CPT che creeranno per noi?
Immaginiamo L’Europa aperta, plurale, ospitale, solidale realmente solidale, impegnata a risolvere i conflitti non con missioni militari, ma incominciando a mettere in discussione gli strani equilibri che reggono le relazioni internazionali, l’Europa che lavori per smantellare gli arsenali nucleari, egli armamenti e che metta quelle risorse li’ risparmiate, a disposizione delle necessita’ primarie. L’Europa deve essere aperta ad altre Culture scambiandosi vicendevolmente le cose migliori, imparando ad accettare le diversita’, e deve rifiutare al proprio interno eserciti di altri Paesi , l’unico esercito sul nostro territorio e’ quello Statunitense. Ancora di piu’ non vogliamo che diventi una fortezza degli USA.
Gisby