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Manifestazione nazionale antirazzista a Roma il 4 ottobre

Monday, September 1st, 2008

E’ il momento di reagire alle logiche e ai molteplici atti di razzismo istituzionale e diffuso, che arrivano ad attaccare e mettere in discussione la vita stessa, per vivere meglio ed essere tutti piu’ liberi. Le misure proposte dal governo Berlusconi, che ipotizzano il reato di “clandestinità” aggravano e alimentano il razzismo. Il riconoscimento della nostra comune umanita’ motiva una forte mobilitazione diretta e unitaria per affermare solidarieta’ e accoglienza per tutti.

  • Contro tutti i razzismi;
  • Basta stragi nei mari! Libera circolazione per tutti!;
  • Per la liberta’ e la sicurezza di tutti: solidarieta’ e accoglienza;
  • Ritiro immediato del “pacchetto sicurezza” del governo;
  • Contro la direttiva della UE sul rimpatrio;
  • Contro le logiche repressive, criminali, discriminatorie e di sfruttamento da qualunque parte provengano.

Su questa base si decide:

  • la costituzione di un comitato promotore nazionale;
  • di sviluppare un’iniziativa diretta e permanente verso la costruzione di un patto antirazzista che unisca il piu’ vasto schieramento di persone e forze;
  • di promuovere una settimana di agitazione e mobilitazione nazionale antirazzista dal 5 al 12 luglio con una articolazione di iniziative e manifestazioni locali;
  • di convocare una manifestazione nazionale a Roma il 4 ottobre.

Si fa appello a tutte le persone, le associazioni, le comunita’ di immigrati, le forze antirazziste di unirsi in questo percorso comune.

Prossima riunione del comitato promotore: Roma, 13 settembre ore 16, via scalo di San Lorenzo 67 (sede di Carta)
Per info. e adesioni: stoprazzismo@libero.it

- tel. 0552302015 - 0670302626 - 3347274379 - http://4ottobre2008.bloog.it
Manifestazione autofinanziata, sostienila! Versamenti c/c postale Cib Unicobas n° 40899007  causale “4 ottobre”

NUOVE IMPRONTE DI VECCHI RAZZISMI

Thursday, July 10th, 2008

Il Centro delle Culture denuncia l’utilizzo delle impronte digitali come metodo di identificazione degli extracomunitari, in quanto evidente atto di discriminazione basata sulla razza e l’origine etnica.

La proposta di Maroni, introducendo la schedatura su base razziale e richiedendo le impronte digitali anche ai minori Rom e Sinti, non solo viola i principi della Costituzione Italiana, ma anche la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.

In un facile parallelismo con le pagine più tristi della storia italiana ed europea, il popolo Rom torna ad essere capro espiatorio e simbolo di ogni male. Di proposito viene ignorato il fatto che Rom e Sinti di fatto appartenengono all’UE e che oltre la metà dei Rom presenti in Italia (circa 150.000) sono a tutti gli effetti cittadini italiani.

Ma allora perché tanta paura e tanti pregiudizi nei confronti di questo popolo?

Le popolazioni Rom e Sinti sono portatrici di un proprio sistema culturale che abbraccia ogni aspetto della vita, a partire dalla musica, passando per la cultura medica, sociale e spirituale. Esattamente come gli Italiani o altri appartenenti all’Unione Europea, hanno le propri tradizioni e le proprie peculiari credenze. Ma in una società in cui il valore dominante è l’omologazione, la diversità tra un presunto “noi” e quelle popolazioni di antiche origini indoeuropee spaventa.

Solo se si diffondesse una cultura della conoscenza reciproca e del dialogo molte paure si ridimensionerebbero e allora davvero saremmo più sicuri.

Oggi, al contrario, in Italia come in Europa, aumentano il controllo, la repressione, il senso di insicurezza e la disinformazione.

Pochi sanno che le impronte digitali, ad esempio, fanno parte dei rilievi biometrici sviluppati in ambito militare, insieme al riconoscimento dell’iride e del volto, alle rilevazioni delle caratteristiche fisiche e comportamentali, all’identificazione del segnale vocale e del movimento labiale su speciali sim card introdotte nei cellulari. Tali metodi dovrebbero essere utilizzati per individuare persone pericolose per la comunita’ o per smascherare azioni illegali.

Gia’ le nostre impronte digitali vengono invece rilevate in alcuni casi in cui è considerato necessario - e senza il nostro consenso - come all’entrata di una banca o tra i dipendenti comunali per rilevarne le presenze.

In generale non e’ prevista l’archiviazione dei dati perche’ ancora non esiste il modo di proteggerli, e comunque, qualora si trovasse, al momento della trasmissione per il confronto dei dati questi potrebbero essere facilmente intercettati e usati in maniera inopportuna. Una procedura simile renderebbe quindi molto incerta e dubbiosa l’identificazione personale, annullando qualsiasi velleita’ di “sicurezza”.

Anche per questo motivo sembra che non siano mai state utilizzate per tutta la popolazione.

Per quanto riguarda gli immigrati maggiorenni, invece, le impronte digitali sono state introdotte all’atto del rinnovo del permesso di soggiorno gia’ dalla legge Bossi-Fini.

E’ quindi corretto chiedersi, quali garanzie siano offerte al migrante? Come verrà tutelata la sua identita’? Chi puo’ assicurare che queste informazioni non vengano usate per danneggiarli?

Appare chiaro che tutte queste misure di controllo nascondono un’intenzione e un atteggiamento che considera i migranti alla stregua di criminali, che impone loro stili di vita considerati “migliori”, pena l’espulsione dal Paese. Prendere le impronte digitali a chi non ha alcun capo d’accusa induce l’esclusione e la ghettizzazione sociale. Da li’ al prendere le impronte digitali agli abitanti dei quartieri piu’ degradati in cui il tasso di criminalita’ e’ più alto, il passo e’ breve. E perche’ non prenderle anche ai disoccupati che delinquono in media di piu’ rispetto alle persone che hanno un lavoro? O magari ai pensionati, che secondo le ultime statistiche commettono sempre piu’ furti di beni alimentari nei supermercati…

Prendendo atto di una situazione che si fa di giorno in giorno piu’ grave e urgente, il Centro delle Culture chiede l’unita’ e la collaborazione di tutte quelle forze che non si riconoscono in questo atteggiamento violento e si sentono indignati e realmente insicuri dall’applicazione di queste norme.

Propone la costituzione in ogni citta’ di “reti” composte da italiani e migranti uniti da comuni valori di antidiscriminazione, libera circolazione degli esseri umani, informazione libera e obiettiva. Reti in grado di proporre esperienze di lavoro in aiuto alle marginalita’ sociali senza cadere nell’assistenzialismo o con pretese d’integrare una cultura in un’altra. Reti, infine, che sappiano sviluppare una visione veramente interculturale in grado di superare le barriere e di realizzare la nazione umana universale.

Gabriele Palloni

Responsabile nazionale Centro delle Culture

Euro 2008, non solo calcio

Saturday, June 21st, 2008


Detenzione fino a diciotto mesi nei cpt e divieto di reingresso per cinque anni: con 369 si’ e 197 no il parlamento europeo da’ il via libera alla direttiva sui rimpatri degli immigrati irregolari. Il Pd si astiene. Amnesty e Onu: si violano i diritti umani
L’Europa sta costruendo la sua fortezza, in questo periodo i politici stanno lavorando alacremente per far passare un trattato, “trattato di Lisbona”che e’ nato per sostituire la vecchia Costituzione che non passo’ per il rifiuto’ che suscito’ in quelle poche Nazioni che la misero al voto popolare. Nessuno o pochi sanno che cosa sia questo trattato che il nostro parlamento ha deciso di far passare senza ne informare ne tantomeno far decidere con un referendum ai cittadini. Siamo tutti all’oscuro e solo il rifiuto degli irlandesi del trattato ha messo un poco in evidenza questa decisione che caschera’ sulla nostra testa. Ma che succedera’, ad ascoltare chi ha analizzato le 200 e passa pagine e non fa parte delle lobby politiche, niente di buono… Basta girare un po’ per i siti della controinformazione per farsene un’idea.
Cio’ che e’ certo e’ che non vogliamo che l’Europa diventi una fortezza, una fortezza dove non c’e’ posto per chi scappa dalla fame e dalla guerra, un posto dove si violano i diritti umani. La decisione presa dal Parlamento Europeo va’ in quella direzione.
Non vogliamo che l’Europa sia una fortezza che si chiude alle diversita’ raggomitolata su se stessa portando avanti solo gli interessi delle Banche e del Grande Capitale, che cosa succedera’ in questa fortezza per chi non e’ d’accordo con quello che portera’ avanti…forse la stessa sorte dei “clandestini”rinchiusi in che cosa, come li chiameranno i CPT che creeranno per noi?
Immaginiamo L’Europa aperta, plurale, ospitale, solidale realmente solidale, impegnata a risolvere i conflitti non con missioni militari, ma incominciando a mettere in discussione gli strani equilibri che reggono le relazioni internazionali, l’Europa che lavori per smantellare gli arsenali nucleari, egli armamenti e che metta quelle risorse li’ risparmiate, a disposizione delle necessita’ primarie. L’Europa deve essere aperta ad altre Culture scambiandosi vicendevolmente le cose migliori, imparando ad accettare le diversita’, e deve rifiutare al proprio interno eserciti di altri Paesi , l’unico esercito sul nostro territorio e’ quello Statunitense. Ancora di piu’ non vogliamo che diventi una fortezza degli USA.
Gisby