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Dalla Marcia Mondiale potrebbe partire
la proposta di un nuovo trattato internazionale
La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che partira’ da Wellington (Nuova Zelanda) il 2 ottobre 2009 e terminera’ ai piedi del monte Aconcagua, a Punta de Vacas (Argentina) il 2 gennaio 2010, ha una piattaforma di richieste molto chiare:
- disarmo nucleare a livello mondiale,
- ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati,
- riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali,
- firma di trattati di non aggressione tra paesi,
- rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti.
La guerra nucleare sta diventando, insieme alla catastrofe ecologica, il maggior pericolo che incombe su tutti gli esseri umani.
Eppure dovrebbe essere evidente, ormai, che la sicurezza degli uni non si costruisce contro quella degli altri. La vera sicurezza non puo’ che essere una sicurezza collettiva. I rischi e le minacce devono essere definiti, insieme agli strumenti per porvi rimedio, in modo tale che soddisfino tutti e non solo alcuni stati ricchi, privilegiati e dotati dell’arma atomica.
L’Onu potrebbe essere l’istituzione giusta per spingere in tale direzione ma, pur essendo indispensabile, e’ stata resa, al tempo stesso, impotente.
Abbiamo visto come tutti i governi hanno rinnegato, anche a distanza di poche ore, tutte le migliori intenzioni dichiarate, cadendo nella trappola dei propri egoistici interessi e della voglia di vendetta.
Il Trattato di Non Proliferazione non e’ in grado, evidentemente, di garantire un futuro libero dalla minaccia di una distruzione planetaria.
Sembra necessario un nuovo accordo, non piu’ basato sulla legge del piu’ forte, cosi’ come in realta’ e’ stato concepito il TNP. Nessun essere umano, in qualsiasi angolo della Terra, vorrebbe la distruzione di se stesso e della propria casa. Quindi, se e’ vero questo, e’ anche vero che tutta la popolazione umana non vuole ne’ la sua distruzione, ne’ quella della sua casa, cioe’della Terra.
Perche’ allora continuare a vivere la profonda contraddizione tra tale aspirazione ed il fatto che oggi esiste un numero di testate nucleari tale da distruggere la Terra, non un volta, ma per ben trenta volte?
La non proliferazione, d’altronde, contiene nella sua stessa definizione un vizio: mentre si dice che le bombe nucleari non devono aumentare, nello stesso tempo si accetta che le bombe gia’ esistenti debbano continuare ad esistere.
Il trattato, quindi, nasce gia’ in nome della contraddizione e, si sa, se non si fa attenzione, un’azione contraddittoria se ne tira appresso un’altra e cosìi’via. In altre parole, il TNP conteneva in se’ gia’ i germi della proliferazione di ordigni nucleari, che poi si e’ verificata e continua a verificarsi.
C’e’ bisogno, dicevamo, di un nuovo accordo, che non contenga, ben nascosti, gli stessi germi.
Un accordo che si basi, prima di tutto, sulla convinzione che l’unico modo per scongiurare l’autodistruzione e’ quello di puntare finalmente gli occhi verso il futuro.
Un accordo che si basi, quindi, sul superamento di un passato foriero solo di risentimenti che, con la voglia di vendetta a cui sono spesso associati, spingono a proseguire su una strada lastricata solo di continue contraddizioni.
Un accordo che prima di essere un trattato, deve essere un impegno. Un impegno ad evitare qualsiasi guerra, anche perche’, oggi piu’ che mai, cominciare un conflitto bellico contro un altro significherebbe entrare in guerra con se stessi. Un impegno a riconoscere che se il mondo e’ ancora dilaniato da tante guerre, questo e’ il risultato di una serie interminabile di contraddizioni. E se ci fosse ancora qualche dubbio su cio’ che qui si afferma, basterebbe osservare le innumerevoli sofferenze che da tali contraddizioni sono scaturite.
Ma una volta riconosciuta la direzione sbagliata finora intrapresa, non servono inutili dichiarazioni d’intenti. Cio’ che veramente e’ necessario e’ cominciare una nuova costruzione, usando materiali di unita’, anziche’ di contraddizione, il che vuol dire superare la contraddizione ed essere finalmente coerenti con la volonta’ di pace tanto spesso dichiarata, ma finora sempre disattesa.
Siccome stiamo parlando del futuro del genere umano, c’e’ bisogno di un impegno comune, un accordo tra tutti i paesi del mondo.
Ecco, allora, che dalla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza potrebbe partire la proposta di un nuovo trattato internazionale. La Marcia Mondiale non dovrebbe essere solo un’iniziativa che ha come scopo quello di eliminare tutti gli attuali fattori di rischio, ma anche quello di proporre la costruzione di basi più solide per un futuro di pace.
Un nuovo trattato quindi, non di “non proliferazione” (TNP), ma questa volta di “non contraddizione” (TNC), perche’ solo mediante il susseguirsi di una virtuosa serie di atti unitivi, possiamo passare dalla preistoria alla storia.
Solo così potremo finalmente vivere in un mondo senza guerre.
Roma, 23 maggio 2009
Carlo Olivieri