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Direttiva Europea sui rimpatri forzati e “Pacchetto sicurezza”

Thursday, July 3rd, 2008


La vecchia e ricca Europa ha saccheggiato senza scrupoli le risorse naturali e la ricchezza umana di altri popoli. Abbiamo schiavizzato popoli interi, considerandoli funzionali al nostro uso, vedendoli come oggetti, trattandoli come semplici macchine da lavoro, spogliandoli della loro umanita’, della loro cultura e sicuramente della loro intenzionalita’ e liberta’.

Noi Europei non abbiamo mai chiesto il permesso a nessuno per emigrare e cercare fortuna in altri continenti. La nostra buona gente si e’ mescolata alle popolazioni originarie, ricevendo benefici e contribuendo ad avanzamenti sia nei luoghi di origine che nelle terre di emigrazione. Gran parte della ricchezza proveniente da questi paesi ha costituito la base del nostro successivo sviluppo e benessere.

La Direttiva Europea sui rimpatri forzati e il “Pacchetto sicurezza” disegnato in Italia sembrano essere il frutto di un pericoloso attacco di amnesia o di una conveniente lobotomia nelle menti degli attuali governanti europei e italiani.

Non dubitiamo che queste misure avranno conseguenze negative per tutti: per chi le esercita, non solo per chi le subisce.
Noi umanisti europei preferiamo una e mille volte che tra di noi rimangano i “senza documenti” e i “non identificati”, e che invece se ne vadano i “senza vergogna”. Questi ultimi si che sono illegali, per il solo fatto di sostenere un sistema che antepone anti-valori alla vita e all’essere umano, chiudendo cosi il futuro a milioni di persone.

La sicurezza andrebbe secondo noi intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, alla casa, alla liberta’ di espressione. In altre parole il diritto alla vita.
La sicurezza, quella a cui aspiriamo, e’ uno dei principali obiettivi della politica sovrana che risponde agli interessi di ogni persona e di tutta la societa’ in generale. Questa sicurezza comprende la pace e lo sviluppo stabile e progressivo della personalita’ e della societa’.
I regimi autoritari confondono l’orientamento della sicurezza, attribuendole al contrario lo scopo di conservare lo status quo mediante qualsiasi mezzo.

Tutto cio’ si esprime chiaramente nel “pacchetto sicurezza”, varato da poco dal Governo italiano. Un insieme di provvedimenti attraverso cui si cerca di giustificare violazioni ai diritti umani, tacendo invece gli interessi in gioco dei gruppi economici e politici dominanti ed esaltando pregiudizi, xenofobia e militarismo.
Questo “pacchetto sicurezza”, che sta minando alla base i diritti civili della nostra societa’, assomiglia troppo alle leggi razziali varate negli anni trenta del secolo scorso dal regime fascista.

Esso prevede la possibilita’ di schedare senza alcun motivo cittadini italiani (abbiamo visto nei giorni scorsi la schedatura di Rom italiani (cittadini italiani a tutti gli effetti che per di piu’ non hanno commesso alcun reato)

Insinua la possibilita’ di creare un diritto speciale per alcune categorie di persone (nella fattispecie gli immigrati), cosa questa assolutamente incompatibile col nostro sistema giuridico, che prevede l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge. Inoltre, apre la porta alla violenza bruta di gruppi estremisti che hanno preso la palla al balzo, perpetrando violenze inaudite a danni di gente indifesa. Violenza che, una volta innescata, sara’ molto difficile da fermare.

Per di piu’ non si capiscono l’urgenza e la straordinarieta’ nel varare questo decreto, quando per contro vediamo di giorno in giorno aumentare il prezzo dei beni di prima necessita’, quando la precarieta’ dell’impiego e l’insicurezza sul lavoro si fanno sempre piu’ manifesti, mentre si vanno progressivamente smantellando i diritti acquisiti relativi alla salute, al lavoro, alla pensione, alla casa.

A questa situazione allarmante si aggiunge la direttiva sui rimpatri forzati che il Parlamento Europeo ha approvato 18 giugno 2008, e che consente di:

- Estendere il periodo di detenzione amministrativa per i migranti irregolari fino a 18 mesi, una prescrizione che in alcuni paesi come l’Italia appare in stridente contrasto con il dettato costituzionale (art. 13), che stabilisce limiti precisi.
- Creare regole processuali diverse per i migranti irregolari, in violazione dell’art. 24 della Costituzione italiana che sancisce il diritto di difesa, e dell’art. 6 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo che afferma per tutti gli esseri umani, compresi i migranti irregolari, il diritto ad un processo equo, la presunzione di innocenza e il diritto ad un ricorso effettivo.
- L’espulsione ed il trattenimento dei minori non accompagnati, cosi come delle famiglie con minori in violazione delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei minori.
- Applicare un divieto di reingresso di cinque anni, per quanti abbiano subito un provvedimento di espulsione, creando cosi le condizioni per un riprodursi incontrollabile della clandestinita’.
- Aprire per la prima volta la possibilita’ di deportare migranti irregolari nei paesi di transito.

La strategia dei gruppi di potere economico e’ chiara, e riguarda tutta l’Europa. Si sta sviando l’attenzione delle persone verso falsi colpevoli, alimentando la xenofobia e il razzismo indicando in ogni straniero un potenziale criminale.

Prima hanno creato il consenso tra le persone con una massiccia campagna mediatica allo scopo di alimentare un clima di insicurezza, odio e razzismo diffusi, e ora stanno introducendo decreti e proposte di legge chiaramente anticostituzionali.

E’ evidente che in questo vortice del “tutti contro tutti” non saranno solo gli immigrati a farne le spese, ma tutta la societa’ civile.

Il paradosso e’ che questi, che inneggiano alla legalita’, sono gli stessi che vogliono mano d’opera a bassissimo costo, ricattabile da ogni punto di vista e senza nessuna tutela. Vogliono ancora schiavi!

Davanti a tutto questo e’ urgente che le istituzioni e le realta’ associative prendano una posizione, denunciando e smascherando questi pericolosi giochi dei Governi europei.

Occorre ed e’ urgente in questo momento creare reti fra realta’ che si muovono verso l’integrazione ed il dialogo fra culture, unendo le forze e superando particolarismi, in azioni permanenti che puntino a ricostruire un tessuto sociale ogni giorno piu’ disintegrato.

Dare vita a reti di informazione alternativa che raccontino alla popolazione i fatti che avvengono sul territorio, con la collaborazione di tutti i componenti del mondo dell’informazione che non vogliono e non possono sentirsi complici, con le testimonianze di chi osserva o vive gli avvenimenti stessi, aiutati e protetti da tutte le realta’ associative che hanno come obiettivo il porre fine a queste violenze ed abusi che oggi colpiscono gli immigrati ma che domani potranno colpire chiunque.

Organizzare incontri, forum, dibattiti tra tutti i cittadini d’Europa, durante i quali far conoscere ed aggiornare in forma semplice le leggi proposte e la loro applicazione nelle varie situazioni, con la collaborazione di reti di Avvocati sensibili al tema.

Tutto questo applicando la Nonviolenza attiva come metodologia d’azione, mediante iniziative potenti e partecipate che diano una concreta risposta sociale agli abusi e alle atrocita’ che vengono posti in atto. Perche’ consideriamo ogni tipo di violenza ripudiabile, e siamo certi che non si potra’ porre fine alla violenza e all’oppressione mediante l’uso della violenza stessa.

Sentiamo la necessita’ di agire nel campo dell’istruzione ed in questo realizzare corsi, incontri, seminari al fine di stimolare e sviluppare la riflessione su uno stile di vita nuovo, capace di dare una risposta evolutiva alle situazioni quotidiane interpersonali, e che potra’ far uscire l’essere umano da una situazione paradossalmente preistorica e violenta.

Ci sembra necessario approfondire lo studio e la conoscenza della diversita’ di costumi, di miti e quant’altro possa creare apertura e la curiosita’ verso “l’altro”, riconoscendo cio’ che ci unisce profondamente.

EUROPA DELLA VERGOGNA

Friday, June 20th, 2008

Il voto con cui il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sui rimpatri e’ una vergogna, una violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e un tradimento dei migliori momenti della storia europea, basati sugli ideali di democrazia e di tutela dei diritti di ogni persona.

Rinchiudere per un massimo di un anno e mezzo persone che non hanno commesso alcun reato ma che, semplicemente, non hanno il permesso di soggiorno, significa imprigionarle non per quello che hanno fatto, ma per quello che sono: questa e’ un’atrocita’ giuridica e morale che ci fa tornare ai tempi bui del nazismo, quando ebrei, oppositori, omosessuali e zingari finivano nei lager semplicemente per quello che erano. E consentire il rimpatrio forzato verso paesi diversi da quello di origine significa condannare migliaia di persone a sparire nei lager del deserto libico.

L’Europa risponde con queste misure vergognose a chi fugge dalla miseria, dalla fame e dalle guerre; e’ gravissimo che molti europarlamentari cosiddetti di sinistra si siano astenuti, dimostrando una vilta’ e un’ipocrisia che li rende indegni di rappresentare le speranze di chi li ha eletti. A questo punto nulla li distingue piu’ dai peggiori razzisti.

Invito tutti coloro che si sentono offesi, preoccupati e indignati da questa offensiva razzista ad unirsi per rispondere insieme a questo trionfo della brutalita’ e della discriminazione, per cambiare la tragica direzione autoritaria e violenta imboccata dai governi d’Europa, dimentichi del passato.

Giorgio Schultze, Portavoce europeo del Nuovo Umanesimo

Lettera aperta del presidente della Bolivia Evo Morales

Tuesday, June 17th, 2008


Lettera aperta del presidente della Bolivia Evo Morales ai governi europei a proposito della Direttiva rimpatrio, in cui ricorda quando erano gli europei a migrare, in America del nord e in America latina.

“Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa fu un continente d’emigranti. Decine di milioni di europei partirono verso l’America per colonizzare, sfuggire alla miseria, alle crisi finanziarie, alle guerre, ai totalitarismi europei ad alle persecuzioni inflitte alle minoranze etniche.
Oggi, sto seguendo con molta preoccupazione il processo d’approvazione della cosiddetta “direttiva rimpatrio”. Il testo convalidato, passato il 5 giugno dai Ministri degli interni dei 27 paesi dell’Unione Europea, dovra’ essere sottoposto al voto del Parlamento Europeo il 18 giugno. Ho l’impressione che questa direttiva indurisca in maniera drastica le condizioni di detenzione e d’espulsione degli emigranti senza documenti, indipendentemente dal loro tempo di permanenza nei paesi europei, dalla loro condizione lavorativa, dai loro legami familiari, dalla loro volonta’ d’integrazione e dal raggiungimento della stessa.

Gli Europei giunsero in massa nei paesi latino americani ed in America settentrionale, senza visto e senza alcuna condizione imposta dalle autorita’. Furono sempre i benvenuti e continuano ad esserlo, all’interno dei nostri paesi del Continente Americano, che assorbirono la miseria economica dell’Europa e le sue crisi politiche. Vennero al nostro Continente a sfruttare le ricchezze locali e trasferirle in Europa, con altissimo costo per le popolazioni originarie d’America. Come nel caso del nostro Cerro Rico di Potosi e delle sue favolose miniere d’argento che permise di dare massa monetaria al Continente Europeo dal secolo XVI fino allo XIX. Le persone, i beni ed i diritti dei migranti europei furono sempre rispettati.

Oggi l’Unione Europea e’ la destinazione principale degli emigranti di tutto il mondo, fatto questo, dovuto alla sua immagine positiva di spazio di prosperita’ e di liberta’ pubbliche. La stragrande maggioranza dei migranti giunge nell’Unione Europea per contribuire a questa prosperita’, non per approfittarsi. Svolgono i lavori delle opere pubbliche, nell’edilizia, nei servizi alle persone e negli ospedali, lavori che non vogliono svolgere gli europei. Contribuiscono al dinamismo demografico del continente europeo, a mantenere le relazioni tra attivi e inattivi che fanno possibili i suoi generosi sistemi di sicurezza sociale e fanno diventare dinamico il mercato interno e la coesione sociale. I migranti offrono una soluzione ai problemi demografici e finanziari dell’Ue.

Per noi, i nostri migranti rappresentano l’aiuto allo sviluppo che gli Europei non ci concedono, dato che ben pochi paesi raggiungono realmente il minimo obbiettivo dello 0,7% del loro prodotto interno lordo nell’aiuto allo sviluppo. L’America Latina ha ricevuto nel 2006 68.000 milioni di dollari in bonifici, in altre parole piu’ del totale degli investimenti stranieri nei nostri paesi. A livello mondiale raggiungono 300.000 milioni di dollari, che superano i 104.000 milioni concessi per la cooperazione allo sviluppo Il mio paese, la Bolivia, ricevette rimesse superiori al 10% del proprio PIL (1.100 milioni di dollari) e pari a un terzo delle nostre esportazioni annuali di gas.

Questo significa che i flussi migratori sono benefici molto per gli Europei ed in maniera marginale per noi del Terzo Mondo, dal momento che allo stesso tempo perdiamo contingenti di mano d’opera qualificata formata da milioni di persone nelle quali i nostri Stati, benche’ poveri, hanno investito in una forma o nell’altra importanti risorse umane e finanziarie.

Purtroppo, il progetto di “direttiva rimpatrio” complica terribilmente questa realta’. Se concepiamo che ogni Stato o gruppi di Stati possono definire le loro politiche migratorie in piena sovranita’, non possiamo accettare che i diritti fondamentali delle persone siano negati ai nostri compatrioti e fratelli latinoamericani. La “direttiva rimpatrio” prevede la possibilita’ di una carcerazione dei migranti indocumentati fino a 18 mesi prima della loro espulsione o “allontanamento”, secondo il termine della direttiva. 18 mesi! Senza giudizio ne’ giustizia! Tale come esiste oggi, il progetto di testo della Direttiva viola chiaramente gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8 e 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Ed in particolare l’articolo 13 della Dichiarazione che dice:

Ogni individuo ha diritto alla liberta’ di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
E peggio di tutto, esiste anche la possibilita’ di incarcerare madri di famiglia e i minori d’eta’, senza prendere in considerazione la loro situazione familiare o scolastica, in questi centri d’internamento che, come sappiamo, vedono depressioni, scioperi della fame, suicidi. Come possiamo accettare senza reagire che siano concentrati in campi compatriote e fratelli latinoamericani senza documenti tra i quali la gran maggioranza sta da anni lavorando ed integrandosi? Da che parte sta oggigiorno il dovere di ingerenza umanitaria? Dove risiede la liberta’ di circolare e la protezione contro le detenzioni arbitrarie?

Allo stesso tempo l’Unione Europea cerca di convincere la Comunita’ Andina delle Nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador e Peru) a firmare un “Accordo d’Associazione” che prevede un Trattato di Libero Commercio, la cui natura ed il cui contenuto sono uguali a quelli imposti dagli Stati Uniti. Siamo sottoposti ad una grande pressione da parte della Commissione Europea affinche’ vengano accettate condizioni di profonda liberalizzazione del commercio, dei servizi finanziari, della proprieta’ intellettuale e dei nostri servizi pubblici. Inoltre, a titolo di “protezione giuridica”, siamo sottoposti a continue pressioni a causa del processo di nazionalizzazione dell’acqua, del gas e delle telecomunicazioni, realizzato durante la giornata mondiale dei lavoratori. Chiedo, in questo caso: dove risiede la “sicurezza giuridica” per le nostre donne, gli adolescenti, i bambini ed i lavoratori che cercano orizzonti migliori in Europa?

Promuovere la liberta’ di circolazione delle merci e delle finanze mentre di fronte vediamo incarceramenti senza giudizio per i nostri fratelli che cercano di circolare liberamente. Questo e’ negare i fondamenti della liberta e dei diritti democratici.

A queste condizioni, nel caso in cui la “direttiva rimpatrio” venga approvata, ci troveremmo nell’impossibilita’ etica di approfondire le negoziazioni con l’Unione Europea e ci riserviamo il diritto di applicare nei confronti dei cittadini europei le stesse obbligazioni in materia di visti che vengono imposte a noi boliviani dal primo di aprile 2007, sulla base del principio diplomatico della reciprocita’. Non lo abbiamo esercitato fino ad ora nell’intento d’attendere giustamente dei segnali positivi da parte dell’Unione Europea.

Il mondo, i suoi continenti, i suoi oceani ed i suoi poli conoscono importanti difficolta’ globali: il riscaldamento climatico, l’inquinamento, la sparizione lenta ma sicura delle risorse energetiche e delle biodiversita’ mentre allo stesso tempo aumentano la fame e la poverta’ in tutti i paesi, rendendo piu’ fragili le nostre societa’. Fare degli emigranti, con o senza documenti, i capri espiatori di questi problemi globali non e’ una soluzione.
Non corrisponde a nessuna realta’. I problemi di coesione sociale di cui soffre l’Europa non sono imputabili agli emigranti ma sono il frutto del modello di sviluppo imposto dal Nord, che distrugge il pianeta e smembra le societa’ umane.

A nome del popolo Boliviano, di tutti i miei fratelli del continente e delle regioni del mondo quali il Maghreb ed i paesi africani, mi appello alla coscienza dei leader e dei deputati europei, dei popoli, dei cittadini e degli attivisti d’Europa, affinche’ il testo della “direttiva rimpatrio” non venga approvato. La direttiva, cosi come la conosciamo oggi, e’ una direttiva della vergogna. Invito anche l’Unione Europea a elaborare nei prossimi mesi una politica sull’immigrazione rispettosa dei diritti umani, che permetta il mantenimento di questo dinamismo vantaggioso per entrambi i continenti e che onori, una volta per tutte, il tremendo debito storico, economico ed ecologico che i paesi europei hanno con la maggior parte del terzo mondo, affinche’ si chiudano, una buona volta, le ferite ancora aperte dell’America Latina. Oggi, non potete fallire nelle vostre “politiche di integrazione” cosi come avete fallito nella vostra pretesa “missione civilizzatrice” al tempo delle colonie.

Ricevete tutti voi, autorita’, europarlamentari, compagne e compagni i saluti fraterni dalla Bolivia. Ed in particolar modo la nostra solidarieta’ a tutti i “clandestini”.

Evo Morales Ayma
Presidente della Repubblica

Giorgio Schultze al Parlamento Europeo

Thursday, June 12th, 2008


L’11/12 giugno Giorgio Shultze, portavoce del Nuovo Umanesimo, e una delegazione di Europe for Peace verranno ricevuti al Parlamento Europeo da un gruppo di parlamentari e da Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo. Giorgio Shultze terminera’ lo sciopero della fame iniziato il primo di giugno scorso sulla base delle risposte che si otterranno in tale incontro.

Dichiara Giorgio Shultze: “La richiesta che porteremo a Bruxelles e’ che il piano statunitense dello “scudo” sia dibattuto in Parlamento e che sia fatta una moratoria di un anno su tutto quello che riguarda insediamenti di natura bellica sul territorio europeo, in particolare riguardo al riarmo nucleare, in ottemperanza con il Trattato di Non Proliferazione Nucleare”
Gli incontri con i parlamentari sono andati molto bene:
Giorgio e la delegazione hanno incontrato il Gruppo della Sinistra del Parlamento Europeo, con Giulietto Chiesa e Roberto Musacchio
due grandi risultati:
1) al di la’ della piena adesione, hanno deciso di organizzare per il 9 luglio una riunione a Strasburgo con tutti gli europarlamentari che loro stessi inviteranno, a cui Giorgio e Tami presenteranno un dossier in cui racconteranno tutta l’iniziativa.
Nello stesso giorno sara’ organizzata una grande conferenza stampa.
Con il mandato di tutti i deputati che parteciperanno all’incontro formeranno una delegazione che la settimana successiva si rechera’ al governo e al parlamento ceco: l’obiettivo sara’ di discutere la decisione che quel governo sta prendendo senza consultare gli altri paesi e il parlamento europeo, nonostante interessi tutta l’Europa.
Chiederanno di non votare l’accordo con gli Stati Uniti.
2) Musacchio aiutera’ a far convogliare le firme raccolte dalla petizione della campagna per presentarle al Comitato delle petizioni del Parlamento Europeo, in modo che debbano rispondere, o addirittura ottenere un dibattito pubblico.

Ha inoltre anche incontrato Giusto Catania e Umberto Guidoni del Gruppo Gauche , che gli hanno mostrato grande solidarieta’ e hanno rilasciato una video intervista.

APPELLO PER UNA GIORNATA MONDIALE DI SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LO SCUDO SPAZIALE DOMENICA 22 GIUGNO 2008

Tuesday, June 10th, 2008


APPELLO PER UNA GIORNATA MONDIALE DI SCIOPERO DELLA FAME
CONTRO LO SCUDO SPAZIALE
DOMENICA 22 GIUGNO 2008

Presentato come un sistema di difesa contro i possibili attacchi dei missili iraniani, il progetto statunitense dello “Scudo spaziale” e’ in realta’ un’arma di offesa che mira al controllo globale, alla militarizzazione ed al controllo dello spazio. Il progetto e’ avvolto in un alone di mistero, con accordi segreti tra gli Stati Uniti e vari paesi europei, tagliando fuori l’opinione pubblica e gli stessi Parlamenti. L’Europa non e’ riuscita a dare una risposta unitaria, coerente e nonviolenta alla politica aggressiva degli Stati Uniti e questa sua inerzia ha contribuito a spingere la Russia e la Cina, che si sentono direttamente minacciate dal progetto americano, sulla strada del riarmo, ricreando un’atmosfera da “guerra fredda” e aumentando le tensioni internazionali.
La campagna “L’Europa dice no allo Scudo Spaziale” e’ iniziata nell’aprile 2008 proprio per opporsi a questo pericolosissimo piano, con una petizione on line per chiedere che l’installazione della base radar in Repubblica Ceca (parte del progetto USA ), avversata dal 70% della popolazione, venisse decisa tramite un referendum. La petizione internazionale su www.nonviolenza.net ha gia’ superato le 113.000 firme.
La campagna si e’ rapidamente allargata da Praga a tutta l’Europa, agli Stati Uniti, all’Australia e al Sudamerica, coinvolgendo associazioni e personalita’ in iniziative di denuncia e protesta e in scioperi della fame ad oltranza e a catena tuttora in corso. In occasione dell’Agora’ sul clima, a Bruxelles, sono previsti incontri tra rappresentanti della campagna e vari europarlamentari, con l’obiettivo di coinvolgere il Parlamento Europeo. Nel sito in varie lingue www.nonviolenza.net si trovano informazioni, foto e video aggiornati sulle attivita’ e i messaggi di solidarieta’ e appoggio giunti da tutto il mondo da parte di politici, artisti, giornalisti, attivisti e intellettuali.
Per dare ancora piu’ forza a questa grande protesta nonviolenta, lanciamo per domenica 22 giugno una giornata mondiale di sciopero della fame contro lo scudo spaziale, proponendo a tutti un gesto semplice ma significativo: non mangiare per un giorno per opporsi alle guerre stellari e dire ai potenti del mondo: “Smettetela di alimentare la macchina della guerra e cominciate a nutrire la gente!”
E’ scandaloso che miliardi di dollari vengano destinati alle spese militari, quando con scelte diverse si potrebbero risolvere i problemi della fame, della mancanza d’istruzione e dell’ambiente.
Qui e’ in gioco la vita di milioni di persone, e’ in gioco il futuro stesso dell’umanita’. Non possiamo permettere ai nostri politici di assecondare la folle intenzione degli Stati Uniti di trasformare l’Europa nel teatro di una guerra nucleare, con conseguenze devastanti per tutto il pianeta.

Ogni citta’ organizzera’ la giornata del 22 giugno come meglio crede. Nel sito www.nonviolenza.net verra’ approntata una pagina dove chiunque voglia partecipare alla protesta potra’ mandare la sua foto e si troveranno le mail di contatto di un responsabile per ogni paese.

Ringraziamo chi ha gia’ aderito alla campagna e invitiamo tutti ad unirsi alla protesta nonviolenta del 22 giugno.
Per adesioni e informazioni: noscudofirenze@gmail.com
Iniziative di denuncia e protesta sono in corso ad Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bologna, Budapest, Ceske Budejovice, Copenhagen, Colonia, Dusseldorf, Firenze, Londra, Malaga, Madrid, Milano, Parigi, Tolosa, Trieste e Torino, negli Stati Uniti, in Australia, in Cile e in Argentina.

Il prossimo sono io

Sunday, June 8th, 2008


Lunedi 9, martedi 10 e Mercoledi 11 Giugno continua la campagna del Centro delle Culture di Firenze “Il Prossimo sono io” dalle 15.00 alle 20.00 in Piazza Repubblica a Firenze.
Qui puoi dare la tua disponibilità.
Ricordo a tutti anche il presidio contro lo scudo stellare Giovedi in Piazza Beccaria sempre a Firenze.

Giorgio Schultze al quinto giorno dello sciopero della fame

Friday, June 6th, 2008


Puoi vedere Giorgio Schultze in diretta su www.nonviolenza.net
Giorgio Schultze al quinto giorno dello sciopero della fame denuncia:
“L’italia e’ coinvolta nella costruzione dello scudo spaziale americano, il governo ha firmato accordi con gli Usa senza discuterne in Parlamento e senza informare la popolazione. Ci saranno forti investimenti destinati alla industria di morte, pagati con i soldi dei contribuenti. L’acquisizione per 5,2 miliardi di dollari da parte di Finmeccanica della DRS, azienda americana leader nella elettronica militare, sembra una conseguenza di questi accordi segreti. Le agenzie Onu hanno raccolto a livello mondiale 5,8 miliardi di dollari per combattere la fame nel mondo, appena lo 0,6 miliardi in piu’ dei soldi pagati in contanti per comprare la DRS.”

Il 12 maggio 2008 Finmeccanica acquista DRS Technologies , Inc. , azienda statunitense leader nel settore dei servizi e dei prodotti elettronici integrati per la difesa.
Questa operazione consente a Finmeccanica di inserirsi con un ruolo di primo piano nel sostegno delle Forze Armate Usa con prodotti ad alto contenuto tecnologico.

“Ho il piacere di annunciare che lo scorso febbraio abbiamo stabilito un memorandum di accordo quadro con l’Italia e possiamo iniziare a sviluppare possibilita’ di condivisione di tecnologie di difesa missilistica, analisi e altre forme di collaborazione”: con queste parole il generale Harry Obering III, direttore dell’Agenzia USA di difesa missilistica, annuncia il 27 marzo 2007, di fronte al comitato per i servizi armati della Camera dei rappresentanti, che l’Italia entra ufficialmente nel programma dello “Scudo” antimissili che gli USA vogliono estendere all’Europa.

“Da parte italiana, e’ stato recentemente firmato un Accordo quadro di cooperazione Italia USA che amplia il perimetro di tale cooperazione al settore della difesa da missili balistici”, cosi ha dichiarato il 22 aprile 2007 alla Camera dei Deputati, l’allora sottosegretario di stato della Difesa Marco Verzaschi (UDEUR).

Il costo di 10 missili intercettori da installare in Polonia e’ stato quantificato dal generale Obering in 2,5 miliardi di dollari, e quello della stazione radar nella repubblica ceca in circa mezzo miliardo di dollari. La conseguenza di questo sara’ centinaia di milioni di dollari entreranno nelle casse di aziende private e riusciranno dalle casse pubbliche come partecipazione alla spesa per la realizzazione dello “scudo”.

Un esempio di quanto detto sopra e’ dimostrato dalla partecipazione dell’Italia al progetto Meads. “Gia’ da tempo l’Italia ha rapporti di collaborazione industriale con gli Stati Uniti nel settore missilistico tra i quali emerge per importanza quello per la progettazione e lo sviluppo del sistema Medium Extended Air Defence System (Meads). Il Meads e’ un sistema mobile utilizzabile contro i missili tattici, aeri ed elicotteri. La Meads International, joint venture multinazionale, con quartiere generale Florida, incaricata della realizzazione del sistema, ha ricevuto nel 2005 un contratto di 3,4 miliardi di dollari. La spesa d’Italia contribuisce per il 17% quindi con oltre mezzo miliardo di denaro pubblico.

Il nucleare non e’ sicuro per l’umanita’

Thursday, June 5th, 2008


Dopo l’ennesimo incubo nucleare accaduta ieri e in piena lotta per lo smantellamento di ogni arma nucleare, colgo l’occasione per ribadire, per il nucleare civile:
- I reattori attuali, anche se migliorati rispetto ai tempi degli incidenti di Chernobyl e Three Mile Island, continuano ad avere un livello di sicurezza insufficiente. Incidenti di fusione del cuore del reattore sono possibili anche negli impianti di costruzione piu’ recente. Oltretutto le centrali sono diventate depositi provvisori di grandi quantita’ di scorie radioattive in attesa di una soluzione definitiva.
- Non esiste una netta separazione tra gli usi civili per ottenere energia elettrica e le applicazioni militari. Gli accordi internazionali di non proliferazione non hanno mai funzionato ed oggi come ieri uno stato in possesso di centrali nucleari puo’ in pochi mesi arrivare a fabbricare bombe atomiche.
- Le scorie radioattive rappresentano un ostacolo insormontabile. I livelli di radioattivita’ delle scorie si decompongono nell’arco di decine di migliaia di anni, cioe’ in tempi che vanno oltre ogni orizzonte temporale comprensibile all’essere umano. Nessun paese al mondo ha finora approntato un deposito definitivo per le scorie nucleari, proprio a causa delle enormi difficolta’ e dei rischi che comportano. D’altra parte, l’esportazione delle scorie all’estero e’ assolutamente inammissibile.
- Gli enormi investimenti nella ricerca nucleare vanno urgentemente trasferiti verso lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile come il solare, l’eolico, il geotermico, ecc. che sono sfruttabili in tempi brevi e permetterebbero di intervenire con efficacia contro il rapido aumento dell’effetto serra. Le ricerche nel campo nucleare richiederanno altri decenni per arrivare, se tutto va bene, a nuove tecnologie meno pericolose e utilizzabili ad ampio livello.
- Anche l’uranio e’ destinato ad esaurirsi e - secondo molti analisti - anche piuttosto velocemente nel caso si contasse realmente sulla produzione di energia nucleare in scala mondiale.

Finalmente un servizio sulla protesta allo scudo stellare su RAI3

Wednesday, June 4th, 2008

Giorgio Schultze inizia lo sciopero della fame

Tuesday, June 3rd, 2008


Ieri (02/06/2008) Giorgio Schultze, portavoce europeo del Nuovo Umanesimo, ha iniziato lo sciopero della fame dandosi il cambio con Jan Tamas e Jan Bednar che hanno dovuto interrompere il digiuno dopo 20 giorni a causa dell’aggravarsi delle loro condizioni di salute.
La protesta contro lo scudo spaziale americano si sta allargando in tutto il mondo. Oggi Giorgio Schultze si unisce a Jan Tamas e Jan Bednar a Praga, Federica Fratini ed Edoardo Calizza a Roma, Dino Mancarella a Trieste, Ivan Marchetti e Andrea Casa a Torino, Joaquin Valenzuela a Bologna, Jose’ Alvarez a Ferrol, in Spagna, Dr. Hassan Nayeb Hashem in Austria, Bruce Gagnon a Brunswick, nel Maine (USA), Sung-Hee Choi a New York, Gareth Smith in Australia e a molti altri che dal 13 maggio scorso fanno digiuni a staffetta e organizzando iniziative di denuncia e sensibilizzazione.

“Si tratta di una protesta nonviolenta per denunciare una delle maggiori violenze del momento attuale” spiega Schultze. “La silenziosa minaccia di una nuova guerra fredda, di una folle corsa al riarmo scatenata dal piano degli Stati Uniti di installare nel cuore dell’Europa, in Repubblica Ceca e in Polonia, delle basi militari di difesa anti-missilistica, che in realta’ costituiscono un’arma di attacco e il primo passo per il controllo e la militarizzazione dello spazio. Tutto questo nel silenzio complice dei governi, che stipulano accordi segreti e proseguono le trattative con gli Stati Uniti nonostante l’opposizione della stragrande maggioranza della popolazione, come succede in Repubblica Ceca. Dall’inizio di questa protesta continuano ad arrivare messaggi di appoggio e solidarieta’ da tutto il mondo (vedi www.nonviolenza.net) e tra questi voglio sottolineare l’adesione degli europarlamentari Giulietto Chiesa, Luisa Morgantini, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto e l’Alleanza della Sinistra Verde Nordica (NGLA), che si differenziano così dal silenzio del Parlamento europeo sul tema dello scudo. Ritengo fondamentale una presa di posizione del Parlamento europeo, quindi il 12/13 giugno mi rechero’ con una delegazione europea a Bruxelles in occasione dell’Agora sul Clima e chiedero’ un incontro con il Presidente e Vice-Presidente e una sessione plenaria a cui portare le ragioni di questo vasto movimento di protesta contro lo scudo, con l’obiettivo di bloccare questo pericoloso progetto in quanto mette in pericolo la pace e la coesistenza dei nostri popoli.”

Non vogliamo nuove basi militari di potenze straniere sul territorio europeo, ne’ l’allargamento di quelle gia’ esistenti. Vogliamo lo smantellamento di tutti gli arsenali nucleari.