Archive for the ‘informazione’ Category

No all’ampliamento della base Statunitense “Ederle” Dal Molin a Vicenza, notizia scomparsa

Thursday, September 4th, 2008

Stamani leggendo La Repubblica on line c’era un articolo sulla home page che dava notizia che gli USA hanno deciso di non ampliare piu’ la base di Vicenza, perche’ esiste una legge regionale che vieta di costruire nell’area predisposta per 10 anni.  “Quinto e’ morto”, sentenzia l’ingegner Kambiz Razzaghi, il responsabile dell’ampliamento della Ederle che ha annunciato il passo indietro sull’edizione online del quotidiano Stars and Stripes, il giornale dell’Us Army per i soldati stanziati in Europa e nel Pacifico. Interessante entrare nel sito di Repubblica oggi pomeriggio e notare che la  notizia non e’ piu’ nella home page. Magia…

Comunque per leggere la notizia potete cliccare qui entrare all’interno dell’archivio di Repubblica e leggere la notizia. Comunque se si vuole piu’ informazioni sulle azioni che i cittadini di Vicenza stanno facendo e su una piu’ amplia informazione ecco il sito dei “No dal Molin”

Gisby

L’ITALIA RATIFICA IL TRATTATO DI LISBONA, SAI COSA E’?

Thursday, July 31st, 2008

Il parlamento italiano all’unanimita’ ha ratificato il Trattato di Lisbona, la maggior parte dei cittadini italiani non conosce questo trattato nato per prendere il posto della Costituzione europea, che alcuni Paesi chiamati a ratificarlo con il voto popolare non approvarono. Il “Trattato di Lisbona ” ha bisogno dell’unanimita’ dei Paesi facenti parte dell’Europa Unita, ma nell’unico Paese dove la popolazione e’ stata chiamata a votare l’Irlanda, non e’ passata. Sarebbe dovuto avvenire la consultazione in tutto il resto d’Europa, ma non si e’ voluto per non incappare nella bocciatura, e sicuramente per non fare avere informazione ai cittadini Europei.

Ci troveremo a dover obbedire a un regolamento europeo, che non conosciamo, e che non abbiamo nemmeno scelto. Questo fatto e’ molto grave, e dimostra, in Italia sicuramente, che i rappresentanti politici italiani fanno lo stesso gioco, obbedienti a poteri maggiori come la Banca Europea, che gia’ decide le politiche finanziarie e monetarie, che con questo trattato avra’ piu’ potere. Un altro elemento importanta sara’ la possibilita’ di usare la guerra come strumento di attacco e non di difesa, in barba alla costituzione italiana, che non prevede questa possibilita’. In sintesi gli Stati Nazionali non conteranno quasi piu’ niente, e questo non e’ un male, ma la cosa grave e’ che il popolo europeo non ha scelto il modo di stare insieme autonomamente e in sintonia, ma e’ stato dirottato da un branco di burocrati.

L’Europa Unita e’ un’aspirazione, che deve nascere e svilupparsi dai popoli che la abitano, e non da quattro burocrati assoggettati ai poteri finanziari. Una di queste occasioni e’ a ottobre, quando i giorni 16, 17 e 18, migliaglia di persone, e di organizzazioni di tutta Europa si ritroveranno a Milano al Forum Umanista

Europeo proprio per dare un’altra visione di un’altra Europa

costruita e partecipata dal basso. Ci si puo’ ancora iscrivere a queste giornate visitando il sito www.humanistforum.eu

Gisby

Incontro sullo Scudo Spaziale al Parlamento Europeo

Friday, July 11th, 2008

Incontro sullo Scudo Spaziale al Parlamento Europeo


Il 9 luglio si e’ tenuto al Parlamento Europeo a Strasburgo un incontro sullo Scudo Spaziale degli Stati Uniti, con interventi di Giorgio Schultze, portavoce della campagna “Europe for peace”, Jan Tamas, portavoce della campagna contro lo Scudo Spaziale e leader della protesta in Repubblica Ceca, e numerosi europarlamentari.

Ecco la dichiarazione letta e approvata durante l’incontro. Nei prossimi giorni verranno aggiunte molte altre firme e la dichiarazione stessa verra’ portata alla conferenza internazionale del 17 luglio a Praga da Luisa Morgantini, Vice-Presidente del Parlamento Europeo.


Dichiarazione degli europarlamentari sullo Scudo Spaziale degli Stati Uniti:

Oggi stiamo affrontando nuove sfide, che minano lo sviluppo dell’integrazione europea. Tra queste il progetto statunitense di installare un nuovo sistema radar e missilistico in Repubblica Ceca e in Polonia si trova gia’ ad uno stadio avanzato.

Si tratta di un nuovo stimolo alla corsa al riarmo che, oltre ad altri effetti negativi, aumenta le tensioni tra la Russia e l’Europa.

L’opinione pubblica in Repubblica Ceca e in Polonia e’ contraria a questo progetto. In Repubblica Ceca un vasto movimento di protesta chiede di decidere la questione con un referendum.

Non si puo’ piu’ negare il fatto che gli Stati Uniti stiano esercitando pressione su due membri dell’Unione Europea per risolvere i propri problemi, ignorando o aggirando l’Unione Europea stessa, indebolendo le sue gia’ scarse prerogative su una politica estera comune e dividendola.

Riteniamo che la sicurezza europea vada discussa da tutti i 27 stati membri e non solo da due di essi con gli Stati Uniti.

Vogliamo unire la nostra voce a quella della protesta popolare e chiedere ai governi di Praga e Varsavia di rivedere le loro posizioni, sospendendo ogni decisione in attesa di una comune discussione a livello europeo.

Primi firmatari:

  1. Giulietto Chiesa
  2. Roberto Musacchio
  3. Jiri Mastalka
  4. Pasqualina Napoletano
  5. Vittorio Agnoletto
  6. Luisa Morgantini
  7. Giusto Catania
  8. Umberto Guidoni
  9. Andre’ Brie
  10. Tobias Pflüger
  11. Richard Falbr
  12. Miroslav Ransdorf

Euro 2008, non solo calcio

Saturday, June 21st, 2008


Detenzione fino a diciotto mesi nei cpt e divieto di reingresso per cinque anni: con 369 si’ e 197 no il parlamento europeo da’ il via libera alla direttiva sui rimpatri degli immigrati irregolari. Il Pd si astiene. Amnesty e Onu: si violano i diritti umani
L’Europa sta costruendo la sua fortezza, in questo periodo i politici stanno lavorando alacremente per far passare un trattato, “trattato di Lisbona”che e’ nato per sostituire la vecchia Costituzione che non passo’ per il rifiuto’ che suscito’ in quelle poche Nazioni che la misero al voto popolare. Nessuno o pochi sanno che cosa sia questo trattato che il nostro parlamento ha deciso di far passare senza ne informare ne tantomeno far decidere con un referendum ai cittadini. Siamo tutti all’oscuro e solo il rifiuto degli irlandesi del trattato ha messo un poco in evidenza questa decisione che caschera’ sulla nostra testa. Ma che succedera’, ad ascoltare chi ha analizzato le 200 e passa pagine e non fa parte delle lobby politiche, niente di buono… Basta girare un po’ per i siti della controinformazione per farsene un’idea.
Cio’ che e’ certo e’ che non vogliamo che l’Europa diventi una fortezza, una fortezza dove non c’e’ posto per chi scappa dalla fame e dalla guerra, un posto dove si violano i diritti umani. La decisione presa dal Parlamento Europeo va’ in quella direzione.
Non vogliamo che l’Europa sia una fortezza che si chiude alle diversita’ raggomitolata su se stessa portando avanti solo gli interessi delle Banche e del Grande Capitale, che cosa succedera’ in questa fortezza per chi non e’ d’accordo con quello che portera’ avanti…forse la stessa sorte dei “clandestini”rinchiusi in che cosa, come li chiameranno i CPT che creeranno per noi?
Immaginiamo L’Europa aperta, plurale, ospitale, solidale realmente solidale, impegnata a risolvere i conflitti non con missioni militari, ma incominciando a mettere in discussione gli strani equilibri che reggono le relazioni internazionali, l’Europa che lavori per smantellare gli arsenali nucleari, egli armamenti e che metta quelle risorse li’ risparmiate, a disposizione delle necessita’ primarie. L’Europa deve essere aperta ad altre Culture scambiandosi vicendevolmente le cose migliori, imparando ad accettare le diversita’, e deve rifiutare al proprio interno eserciti di altri Paesi , l’unico esercito sul nostro territorio e’ quello Statunitense. Ancora di piu’ non vogliamo che diventi una fortezza degli USA.
Gisby

Forum Nuove Generazioni 1.0

Thursday, June 12th, 2008


Forum umanista delle Nuove Generazioni 1.0 - la forza della nonviolenza
Venerdi’ 13 giugno 2008, inizio ore 14.30
In questa giornata nasce un ambito aperto di interscambio per iniziare a costruire un nuovo tessuto sociale basato sulla nonviolenza e la non discriminazione, a partire dalle Nuove Generazioni.
Tutti i cambiamenti storici importanti sono stati messi in moto dai giovani e dalle donne e quindi crediamo che oggi i giovani siano in grado di dare un forte segnale a questo mondo che va sempre piu’ a pezzi.

Interesse del forum:
* Promuovere l’incontro e scambio di esperienze tra persone, gruppi ed istituzioni che lavorano per il superamento della violenza.
* Dibattere circa le differenti manifestazioni della violenza nelle diverse aree del fare umano (famiglia, educazione, sanita’, lavoro, scienza, comunicazione, etc.), e proporre alternative per il suo superamento.
* Progettare azioni comuni per sradicare la violenza.
* Diffondere ampiamente la non violenza come metodologia di azione e stile di vita.
* Creare ambiti che permettano ad ogni persona di comunicare con se stessa e che permettano di disinnescare la bomba di violenza che ogni essere umano porta dentro di se’.

Aree tematiche di discussione:
La questione femminile, I bambini…il nostro futuro, Nonviolenza, L’orientamento sessuale, La spiritualita’, Vendetta o riconciliazione?

Il Forum appoggia la campagna europea contro il nucleare. Inoltre durante tutta la giornata sara’ possibile sottoscrivere la petizione on line (http://www.nonviolenza.net) per non far costruire la nuova base missilistica americana in Repubblica Ceca.

Dalle 19.00 ci sara’ aperitivo cena e dalle 21.30 concerto con i gruppi:
Direction Zenith, Ossigeno, i Brufoli, Nameless, Reves de Miel
E a seguire musica con Dj set…
per info www.xgeneration.it

Intervista a Evo Morales

Tuesday, June 26th, 2007

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Ormai i lettori sapranno che gli Umanisti sono spesso in contatto e in accordo con Evo Morales. Tomas Hirsch lo ha incontrato ormai molte volte, partecipera’ al prossimo Forum Umanista Latinoamericano, forse verra’ anche a quello Europeo di Milano in aprile 2008. Pubblico questa recentissima intervista tratta dal sito www.gennarocarotenuto.it

Il primo governo indigeno nella storia della Bolivia, ha vissuto pericolosamente il suo primo anno e mezzo di vita. Tra difficolta’ ed errori, soprattutto sul fronte di un’Assemblea Costituente oramai in fase di stallo, e successi come quello della nazionalizzazione del gas, incontriamo Evo Morales, primo presidente indigeno del paese.

Gennaro Carotenuto intervista Evo Morales

Evo, come tutti lo chiamano, non e’ stato cambiato per nulla dal potere e continua ad essere lontano dallo stereotipo del capo di stato. Nonostante il decoroso giubbino che sostituisce la tenuta presidenziale all’occidentale dei suoi predecessori, continua ad essere il sindacalista che per una vita ha difeso quegli indigeni che da 5.000 anni in Bolivia coltivano la pianta di coca, la base identitaria della cultura andina. La sua cultura continua ad essere altra, antitetica a quella Occidentale. Ascolta attentamente, parla piano, senza iattanza, con modestia. Il suo parlare e’ semplice, diretto, privo di retorica o artifici. Tanto la cultura aymara, alla quale appartiene, come la tradizione sindacale, fanno del dialogo, della trattativa, delle decisioni condivise che maturano lentamente, la base di ogni processo democratico.

Lo incontriamo a Cochabamba, dove ha inaugurato il “V Incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell’umanita’”, nel quale si e’ discusso per due giorni di media e diritto all’informazione. E’ un tema chiave anche in Bolivia dove, secondo uno studio dell’Universita’ Cattolica, Evo Morales ha il 66% di appoggio popolare ma ha l’80% dei media contro. Morales mi corregge: “E’ il 66% nelle citta’, dove la gente ha il telefono e risponde ai sondaggi. Ma nelle campagne abbiamo l’80%. E’ importante discutere di democratizzazione dei media perche’ spesso, per mancanza di informazione, non si hanno i mezzi per cercare giustizia ed equilibrio nella societa’. Sono preoccupato dalla concentrazione mediatica, ma allo stesso tempo sono contento, perche’ nel mondo stanno crescendo fonti di comunicazione alternativa che si interessano alle necessita’ dell’essere umano”.

Per marcare la differenza, come primo atto del suo governo, Evo dimezzo’ il suo stipendio, portandolo a 1.500 € al mese. Altrettanto fece con ministri e parlamentari. Qualcuno lo considerera’ demagogico, ma il ragionamento e’ opposto a quello occidentale: solo chi accetta di entrare in politica rinunciando ad un’ascensione di carriera, lo fara’ per spirito di servizio. Poi stabili che se i boliviani avevano bisogno del visto per entrare negli Stati Uniti allora anche gli statunitensi avevano bisogno del visto per entrare in Bolivia. Qualcuno sorrise, ma i boliviani sentirono che per la prima volta non erano piu’ cittadini di serie B. Ma, soprattutto, lo scorso anno Evo fece parlare di se’ per la nazionalizzazione degli idrocarburi, creando uno scandalo internazionale. La settimana scorsa ha chiuso i conti, acquistando per 112 milioni di dollari le raffinerie di proprieta’ di Petrobras, dimostrando che contrasti col Brasile dell’amico Lula non ve n’erano.

Evo, sulla stampa italiana qualcuno ti defini un “narcoindio fuori di testa”. Sorride: “Il nostro impegno e’ quello di rifondare la Bolivia. Su basi etiche ma anche su basi economiche. Per farlo abbiamo nazionalizzato gli idrocarburi”. Oggi perfino i mercati appaiono tranquilli, e pochi discutono che sia stato il tuo piu’ grande successo: “Pochi giorni fa ho visitato un municipio poverissimo nei dintorni di Potosi. Fino al 2005 aveva un bilancio di 840.000 bolivianos (la moneta locale, circa 85.000 €, ndr). Nel 2007 ha un bilancio di oltre 9 milioni di bolivianos (930.000 €). Ed e’ cosi in tutto il paese e speriamo che questi soldi siano ben amministrati da sindaci e prefetti. Ti faccio un altro esempio: dal 1970 fino al 2005, ogni fine anno, fosse chi fosse il capo del governo, per poter pagare le tredicesime dovevano partire dei funzionari per gli Stati Uniti a farsi fare un prestito. Lo scorso anno per la prima volta cio’ non e’ avvenuto. E cio’ non e’ avvenuto perche’ abbiamo recuperato la sovranita’ sui nostri idrocarburi. Nel 2005 dagli idrocarburi allo Stato rimanevano solo 300 milioni di dollari. Adesso entrano 1.600 milioni di dollari, ridistribuiti tra le amministrazioni locali, le universita’ e il tesoro. Il succo di questa esperienza e’ che le risorse naturali non devono mai essere privatizzate perche’ sono quelle che risolvono i problemi”.

Fin qui i successi. Ma ci sono anche le difficolta’, soprattutto con l’Assemblea Costituente, sulla quale il partito di maggioranza, il MAS (Movimento Al Socialismo), aveva puntato molto per cambiare lo Stato. Dopo la vittoria dell’opposizione, che ha imposto che ogni singolo articolo debba passare con una maggioranza dei due terzi, per molti osservatori e’ gia’ una scommessa perduta. Ha ceduto sul regionalismo, che favorisce i ricchi e bianchi dell’Oriente, altre volte mantiene le posizioni con difficolta’. E’ il caso dell’abolizione del cattolicesimo come religione ufficiale, una misura che vuole terminare con sovvenzioni ed esenzioni fiscali. “Non nego che ci siano delle difficolta’ su punti importanti e l’opposizione stia ritardando o bloccando il processo. E’ possibile che vengano allungati i tempi (i lavori per legge dovrebbero concludersi il 2 luglio, scadenza oramai saltata, n.d.r.) e che si ricorra a referendum popolari per dirimere le divergenze”.

Il problema del latifondo e’ tra questi: “Gli allevatori pretendono che, per ogni capo di bestiame posseduto, ben cinque ettari di terra siano considerati produttivi e quindi esclusi dalla riforma agraria”. Emergono continuamente due idee di paese; per Evo va conciliata la giustizia comunitaria indigena con quella tradizionale occidentale e abolita quella militare che tocca nodi come quello dell’impunita’. Tuttavia il Presidente, come un nation builder del XIX secolo, e’ favorevole al servizio militare obbligatorio: “Per gli indigeni il servizio militare e’ stato una maniera di essere riconosciuti socialmente. I creoli riuscivano ad evitarlo con ogni pretesto e io sono il primo presidente -civile- della storia ad aver fatto il servizio militare”. La permanenza della leva si concilia con la rinuncia alla guerra voluta dal presidente nella nuova Costituzione: “Nessuna delle guerre della storia che hanno coinvolto il mio paese, sono state volute dal popolo. Dalle guerre i popoli perdono e le multinazionali guadagnano. Le multinazionali provocano conflitti per accumulare e concentrare capitali, e questo non e’ utile e non risolve alcun problema per i poveri del mondo. Quindi, nella nuova Costituzione, la Bolivia rinuncera’ alla guerra. Perche’ se c’e’ guerra si devono costruire piu’ armi e se si costruiscono piu’ armi si producono meno alimenti e meno medicine per l’umanita’”. Evo, l’uomo del Sud del mondo, e’ deciso: “bisogna pensare a modelli diversi di societa’ rispetto al capitalismo. Non e’ accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l’umanita’ e cerchino di conquistare l’egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo e’ il peggior nemico dell’umanità perche’ crea egoismo, individualismo, guerre mentre e’ interesse dell’umanita’ lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo”.

Che sfida culturale e’ stata quella del potere, per un uomo profondamente radicato nella cultura andina come te? “Avevo paura perche’ la nostra gente considerava il politico commediante, malfattore e ladro. Fare il sindacalista invece era difendere i diritti umani, la terra, la foglia di coca. E allora io non volevo lasciare il sindacato, nonostante mi avessero proposto di essere deputato e gia’ nel 1997 rifiutai una prima candidatura alla Presidenza. Temevo che come politico mi avrebbero malvisto. Poi capii che la politica e’ la scienza di servire il popolo e che e’ possibile vivere per il popolo e non del popolo”. La sfiducia per l’Occidente espressa da Morales resta grande: “Nella cultura occidentale, chi viene eletto pensa immediatamente a come guadagnare denaro. A quale impresa esigere il 10%, il 15%, in cambio del privatizzare questo o quello; sono quelle che chiamate tangenti. Ma se guardiamo alla nazione come una famiglia, e la famiglia per noi e’ molto importante, questo tipo di autorita’ non risponde alle esigenze della famiglia, di quella famiglia che e’ la Bolivia. La nostra cultura, le comunita’ indigene, si muovono su altre basi. I nostri principi si basano sul “ama sua, ama llulla, ama qh’ella”, che in lingua aymara significa non rubare, non mentire e non battere la fiacca. Questi precetti, che ci vengono dalle nostre autorita’ originali, sono cosi importanti che ritengo che basandosi su questi si possa cambiare la societa’. Pertanto io affermo che il movimento indigeno e’ la riserva morale dell’umanita’”.

Se sul fronte delle nazionalizzazioni il successo e’ evidente, dalla Corte suprema al Tribunale costituzionale il governo sembra trovare difficolta’ crescenti, dimissioni, decisioni sfavorevoli: “L’opposizione continua a considerare la nazionalizzazione incostituzionale, cosi come continua a considerare incostituzionale ogni decreto contro la corruzione. Hai ragione; purtroppo non abbiamo una giustizia che faccia giustizia per la maggioranza, ma continuiamo ad avere un sistema giudiziario che pretende di amministrare giustizia per continuare a fare accumulare le ricchezze in poche mani”.

A giorni in Costituente comincera’ un’altra battaglia, quella delle miniere, che oggi pagano un risibile 3% di imposte al fisco. E’ solo un altro dei conflitti aperti: “Siccome la situazione economica sta migliorando, tutti vogliono tutto. Piu’ salario, ma anche settarismi, interessi, regionalismo. Abbiamo dimostrato che possiamo migliorare l’economia per tutti, ma ovviamente e’ ben piu’ difficile recuperare il ritardo storico di 500 anni e gli anni del neoliberismo, delle privatizzazioni selvagge, della svendita dello stato, in pochi mesi o pochi anni. Le nostre politiche oggi sono orientate contro quel modello economico, a recuperare la dignita’ della Patria, a favorire l’uguaglianza tra i boliviani. E poi c’e’ un altro tema di fondo, quello della madre terra, della Pachamama. I popoli indigeni crediamo che dobbiamo vivere in armonia e difendere la madre terra. Risorse naturali come l’acqua, che il capitalismo considera una mercanzia, noi invece le consideriamo un diritto umano”.

Discorso di Giorgio Schultze (portavoce umanista europeo) a Roma il 9 giugno

Monday, June 11th, 2007


Signor Bush, torna a casa tua!
Ovunque tu vada arriva la guerra, la violenza, l’intolleranza, la sofferenza. Con la tua presenza non ci sentiamo sicuri.

Signor Bush, torna a casa tua e lascia in pace la Terra!
Hai fatto uccidere oltre 65.000 civili in Iraq la cui maggioranza erano donne e bambini. Le armi di distruzione di massa non le hai trovate, hai distrutto l’Afghanistan, hai creato nuove “guerre civili” in Africa, attenti alla liberta’ dei paesi latinoamericani, con Guantanamo hai creato nuove forme di tortura e di prigionia.. in compenso il tuo amico Bin Laden e’ ancora libero. Era questa la tua guerra umanitaria? Era questo il risultato della tua guerra antiterorristica?

Se tu dovessi rispondere al tribunale di Norimberga, saresti condannato come “criminale di guerra”.

Se tu dovessi rispondere al tuo popolo e alla Storia, dovresti ammetterne il tuo fallimento.

Ma visto che rispondi ai Consigli di Amministrazioni delle Lobby delle armi e del petrolio che ti dirigono, devi solo garantire crescenti profitti dai territori occupati.

Signor Bush, torna a casa tua e riprenditi le tue cose!

Portati via le tue truppe e chiudi le tue basi in Italia e in Europa. Riprenditi le testate nucleari e mettitele in un posto sicuro, e controllato come casa tua, la Casa Bianca.

E visto che ci sei:

* Evita l’attacco all’Iran;
* Togli la pressione in Medio Oriente (Israele, Palestina, Libano, Siria);
* Smantella i tuoi “cantieri di guerra”, lungo le rotte del petrolio: dall’Afghanistan al Sudan;
* Risparmiarci la base di dal Molin in Italia e il tuo nuovo “scudo” in Repubblica Ceca, o in Polonia o in Usbekistan;
* Smantella le 10.000 testate nucleari di casa tua e le altre 20.000 in casa dei tuoi amici in Russia, Francia, Gran Bretagna, Israele, ecc..;
* Evitaci tutti i disagi di una guerra terroristica che tu stesso hai scatenato.

Signor Bush, torna a casa tua e cerca di risolvere i problemi del tuo paese!

Cerca di risolvere i problemi economici e finanziari della tua nazione: la piu’ indebitata nel pianeta; i problemi dell’inquinamento: la piu’ inquinatrice e piu’ colpita dai cambiamenti climatici. Cerca di eliminare la poverta’ degli oltre 30 milioni di poveri che non hanno di che campare. Cerca di risolvere i problemi generazionali e di violenza giovanile, evitando di drogare gli oltre 11 milioni di bambini, dopati con anfetamine nelle tue scuole di stato. Cerca di restituire il diritti mancati; Togli la pena di morte.

Fai tutto questo senza indebitare, impoverire, inquinare, minacciare altri popoli.

Noi, con le nostre Onlus, con i nostri volontari, cercheremo di avviare microprogetti di sviluppo umano per farvi uscire dal tunnel del sottosviluppo umano in cui siete precipitati in questi terribili anni. Dedicando una parte del bilancio strappato al riarmo (60 milioni di dollari, potrebbero bastare!), e con l’impegno delle nazioni piu’ avanzate sul piano della convivenza delle diversita’, come la Bolivia, cercheremo di farvi guarire da questo miscuglio terribile di avidita’, intolleranza, razzismo, incapacita’ di comprendere le diversita’, d’imperialismo militare e tecnologico, di appiattimento culturale, che sta diffondendo morte e violenza in tutti i luoghi da voi toccati.

Signor Bush, la Storia impietosa non ti assolvera’, l’umanita’ non ti perdonera’ le ferite inflitte ai corpi e i maltrattamenti imposti allo spirito.

E la Storia, ancor piu’ impietosa, non assolvera’ i tuoi amici e complici, dentro e fuori il G8, che in forma piu’ subdola e nascondendosi dietro ridicole bugie proseguono un’opera nefasta e senza via d’uscita.

Signor Bush, a nome di tutti gli umanisti in Italia ed Europa, a nome delle migliaia del movimento Ne Zakladnam, guidato dal Movimento Umanista Ceco, della campagna Europe for Peace, di quella parte dell’umanita’ che vuole la pace e ripudia la violenza, ti dico: tornatene a casa e lascia libere le nostre terre e i percorsi della nostra storia.

E ricorda nell’attimo finale di riconsiderazione di tutta la tua paradossale esistenza: Chi semina vento raccoglie tempesta. Chi semina bombe raccoglie morti e distruzione. Noi seminiamo pace e non violenza. E tu, “gramignoso cespuglio invasivo”, non c’entri niente nei campi della speranza coltivati dai costruttori di una nuova umanita’!

Per il nostro progetto mi piacerebbe usare la parola RIVOLUZIONE

Thursday, May 17th, 2007

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Per il nostro progetto mi piacerebbe usare la parola RIVOLUZIONE. Purtroppo questa parola e’ associata erroneamente solo ad armi e violenza. Ma non e’ cosi!
Nella storia le uniche rivoluzioni che hanno avuto successo sono state quelle NON VIOLENTE.
Una delle prime rivoluzioni umaniste e’ stata quella che ha fatto uscire l’Europa dal medioevo. Allora come oggi un sistema ormai decrepito cercava di rimanere in piedi usando la violenza e la guerra.
Negava l’evidenza di un mondo ormai cambiato appellandosi a dogmi religiosi simili agli attuali dogmi economici…
…Nel medioevo il potere e la ricchezza erano concentrati nelle mani di pochi, pochi Re e Principi decidevano per le popolazioni e dissipavano il bene comune, non vi ricorda niente?…

Cosa vogliamo noi umanisti?
1. vogliamo un impegno serio per il disarmo nucleare…
2. stop alle privatizzazioni…
3. salute ed educazione pubbliche, gratis e di buon livello per tutti…
4. utilizzo della tecnologia per liberarsi progressivamente dalla schiavitu’ del lavoro…
5. Il partito umanista è un partito internazionale che lavora in modo coerente su tutto il pianeta per produrre un cambiamento reale.

Estratto dal discorso del candidato umanista a sindaco di Monza alle elezioni amministrative 2007.
Gli umanisti si presentano a queste elezioni anche a Genova (Citta’ partecipata) insieme a Il Cantiere, oltre che a Pistoia e a Monza.

Nuovo sito web per Tomas Hirsch

Wednesday, March 28th, 2007


Durata video di presentazione di Tomas Hirsch (in spagnolo): 1 minuto

Il nuovo sito del portavoce umanista per il latinoamerica e’: http://www.tomashirsch.org/.

COMUNICATO STAMPA di “SEMPRECONTROLAGUERRA”

Thursday, March 22nd, 2007

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20 Marzo, Roma
IL MOVIMENTO CHE VOGLIAMO
Il movimento che vogliamo e’ quello che sa dire no alla guerra “senza se e senza ma”, e’ il movimento che dice no alle basi di guerra e di morte, a Vicenza come a Sigonella, a Camp Darby come ad Aviano e Ghedi, e’ il movimento che scende in piazza con le bandiere della pace, quando tutto sembra fermo mentre la spirale di odio e di violenza della guerra e del terrorismo annientano altre vite umane innocenti. Mentre i media ufficiali tacciano sulla manifesta opposizione alla guerra della gran parte della popolazione del nostro paese, il 17 Marzo a Roma, giornata mondiale contro la guerra lanciata dal Forum Sociale Mondiale a Nairobi, nell’anniversario dell’invasione USA dell’Iraq, oltre 20.000 persone sono scese in piazza per dire con determinazione che alla guerra non si può che dire “basta”.
E cosi dopo che il movimento contro la guerra si era unito lo scorso 17 Febbraio alla lotta di Vicenza e dei suoi cittadini contro la costruzione della nuova base USA ,oggi si puo’ dire che il movimento ha scelto da che parte stare: dalla parte della pace, dell’antimilitarismo, dell’articolo 11 della costituzione che ripudia la guerra.
Il movimento per la pace - e dunque contro la guerra - non ha “governi amici” a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a “comprensioni” o “crediti di fiducia”.
All’indomani della grande e partecipata manifestazione contro la Guerra del 17, l’Assemblea di Semprecontrolaguerra si e’ incontrata con il Coordinamento Fermiamo chi scherza con il fuoco Atomico, rete di soggetti e realta’ nata lo scorso maggio dall’appello di Padre Alex Zanotelli per il disarmo nucleare. A Roma si e’ deciso consensualmente di promuovere una Campagna sul Disarmo che sostenga attivamente la proposta di legge di iniziativa popolare per il disarmo nucleare dell’Italia promossa da alcune delle reti dei movimenti per il disarmo, e di lanciare un’iniziativa di piu’ lungo termine di azione e di contro-informazione in vista anche di una proposta di legge contro la militarizzazione dei territori, per la chiusura delle basi, per la revoca degli accordi militari bilaterali con gli USA, per la revisione delle strategie NATO, nella prospettiva della fuoriuscita da questa Alleanza militare.
Si e’ infine deciso di realizzare nei prossimi mesi una carovana nazionale per la pace e per il disarmo che partendo a maggio circa dai territori in lotta contro le basi e la guerra, da nord a sud, da ovest ad est, giungano a Roma il 2 giugno per riappropriarci del vero significato di quella giornata, anniversario della proclamazione della Repubblica e non della parata militarista lungo i Fori imperiali che ormai ha preso il suo posto, evocando un clima di guerra e di violenza
insopportabile per quanti credono che la guerra debba essere semplicemente ripudiata.

SEMPRECONTROLAGUERRA –semprecontrolaguerra@tiscali.it