Archive for July, 2008

Appoggio alla protesta di Saverio Tommasi contro i CPT

Tuesday, July 15th, 2008

L\'attore Saverio Tommasi

Saverio Tommasi <http://www.saveriotommasi.it/>, autore e attore
teatrale, ne ha pensata un’altra delle sue.
Per tre giorni - a partire da oggi - restera’ chiuso in una gabbia di
rete metallica e filo spinato sopra un furgoncino a Piazzale
Michelangelo per protestare contro la possibile costruzione di un Cpt in
Toscana.
Anche questo e’ un modo per scuotere un’opinione pubblica fin
troppo rassegnata, a fronte di politiche sempre piu’ vessatorie.

Martedi’ e Mercoledi’ “Il Prossimo Sono Io”
<http://ilprossimosonoio.blogspot.com/> appoggia Saverio Tommasi.

Qui sotto l’appello dei promotori dell’iniziativa.

*Per dire NO ai CPT in Toscana* L’amministrazione comunale fiorentina prospetta la possibilita’ di costruzione di un Centro di Permanenza Temporaneo anche in Toscana; per questo abbiamo deciso di chiuderci in una gabbia, in un recinto di rete metallica e filo spinato, a simboleggiare la relegazione del “diritto alla dignita’ dell’esistenza”; crediamo infatti che rinchiudere in gabbia persone che non hanno commesso alcun reato sia un abominio, una grave violazione dei piu’ elementari diritti dell’uomo e dei principi fondamentali del diritto internazionale. L’Occidente scatena guerre e affama le popolazioni con una gestione iniqua delle risorse del pianeta: e’ normale che la gente scappi, emigri e chieda una fetta del benessere di cui godono solo pochissimi privilegiati. Entrare in Italia in maniera “regolare” e’ poi impossibile: viene chiesto a donne e uomini di dimostrare di avere gia’ un lavoro, se non lo puoi dimostrare non entri, e se entri vieni espulso tramite l’inumana detenzione nei CPT. In un periodo in cui la politica ha smesso di rispondere ai bisogni delle persone, mettere in gioco i propri corpi non e’ piu’ una scelta ma una necessita’. Diciamo NO a un centro di permanenza temporaneo in Toscana. Diciamo SI’ a politiche di accoglienza, SI’ ai diritti, SI’ alla dignita’ di un’esistenza fuori da politiche di guerra e repressione. Promotori (in ordine alfabetico): Marco Bazzichi, Lisa Clark, Ornella De Zordo, Tommaso Fattori, Mercedes Frias, Saverio Tommasi

Ridurre le spese militari per ridistribuire le risorse

Monday, July 14th, 2008

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Il Nuovo umanesimo verso le elezioni amministrative del 2009

Sunday, July 13th, 2008
Presenza sul territorio e nuovo umanesimo, il P.U. verso le amministrative
Ieri 10 luglio, il Partito Umanista fiorentino ha tracciato il proprio profilo per le prossime elezioni amministrative del 2009.
Il percorso che seguiremo sara’ contraddistinto da una forte presenza sul territorio, dichiara Antonio Berti segr. fiorentino, sono gia’ chiare le persone che si candideranno alle circoscrizioni, nel mese di settembre avranno costruito il proprio comitato elettorale.
Inoltre siamo soddisfatti che per le candidature al consiglio comunale si siano proposte molte persone del panorama associativo, ci saranno coloro che gia’ da anni si occupano degli argomenti piu’ importanti per la nostra citta’ e contiamo di contribuire con permanenza all’ interno di quei comitati in cui siamo gia’ presenti.
E’ un nuovo ciclo quello che vogliamo intraprendere fatto di, apertura al dialogo e al confronto, ricco di azioni concrete che dimostrino l’importanza di una sinistra umanista, necessaria in un momento in cui avanzano gli oscurantismi e le violenze di vario genere.
Vogliamo che Firenze si riappropri del suo ruolo storico di citta’ modello, non per i decreti contro i lavavetri o le misure repressive, ma come esempio di saggezza morale e di rinascimento sociale, virtu’ che sono assopite ma presenti nei fiorentini.

Appuntamento di stasera

Saturday, July 12th, 2008

Incontro sullo Scudo Spaziale al Parlamento Europeo

Friday, July 11th, 2008

Incontro sullo Scudo Spaziale al Parlamento Europeo


Il 9 luglio si e’ tenuto al Parlamento Europeo a Strasburgo un incontro sullo Scudo Spaziale degli Stati Uniti, con interventi di Giorgio Schultze, portavoce della campagna “Europe for peace”, Jan Tamas, portavoce della campagna contro lo Scudo Spaziale e leader della protesta in Repubblica Ceca, e numerosi europarlamentari.

Ecco la dichiarazione letta e approvata durante l’incontro. Nei prossimi giorni verranno aggiunte molte altre firme e la dichiarazione stessa verra’ portata alla conferenza internazionale del 17 luglio a Praga da Luisa Morgantini, Vice-Presidente del Parlamento Europeo.


Dichiarazione degli europarlamentari sullo Scudo Spaziale degli Stati Uniti:

Oggi stiamo affrontando nuove sfide, che minano lo sviluppo dell’integrazione europea. Tra queste il progetto statunitense di installare un nuovo sistema radar e missilistico in Repubblica Ceca e in Polonia si trova gia’ ad uno stadio avanzato.

Si tratta di un nuovo stimolo alla corsa al riarmo che, oltre ad altri effetti negativi, aumenta le tensioni tra la Russia e l’Europa.

L’opinione pubblica in Repubblica Ceca e in Polonia e’ contraria a questo progetto. In Repubblica Ceca un vasto movimento di protesta chiede di decidere la questione con un referendum.

Non si puo’ piu’ negare il fatto che gli Stati Uniti stiano esercitando pressione su due membri dell’Unione Europea per risolvere i propri problemi, ignorando o aggirando l’Unione Europea stessa, indebolendo le sue gia’ scarse prerogative su una politica estera comune e dividendola.

Riteniamo che la sicurezza europea vada discussa da tutti i 27 stati membri e non solo da due di essi con gli Stati Uniti.

Vogliamo unire la nostra voce a quella della protesta popolare e chiedere ai governi di Praga e Varsavia di rivedere le loro posizioni, sospendendo ogni decisione in attesa di una comune discussione a livello europeo.

Primi firmatari:

  1. Giulietto Chiesa
  2. Roberto Musacchio
  3. Jiri Mastalka
  4. Pasqualina Napoletano
  5. Vittorio Agnoletto
  6. Luisa Morgantini
  7. Giusto Catania
  8. Umberto Guidoni
  9. Andre’ Brie
  10. Tobias Pflüger
  11. Richard Falbr
  12. Miroslav Ransdorf

NUOVE IMPRONTE DI VECCHI RAZZISMI

Thursday, July 10th, 2008

Il Centro delle Culture denuncia l’utilizzo delle impronte digitali come metodo di identificazione degli extracomunitari, in quanto evidente atto di discriminazione basata sulla razza e l’origine etnica.

La proposta di Maroni, introducendo la schedatura su base razziale e richiedendo le impronte digitali anche ai minori Rom e Sinti, non solo viola i principi della Costituzione Italiana, ma anche la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.

In un facile parallelismo con le pagine più tristi della storia italiana ed europea, il popolo Rom torna ad essere capro espiatorio e simbolo di ogni male. Di proposito viene ignorato il fatto che Rom e Sinti di fatto appartenengono all’UE e che oltre la metà dei Rom presenti in Italia (circa 150.000) sono a tutti gli effetti cittadini italiani.

Ma allora perché tanta paura e tanti pregiudizi nei confronti di questo popolo?

Le popolazioni Rom e Sinti sono portatrici di un proprio sistema culturale che abbraccia ogni aspetto della vita, a partire dalla musica, passando per la cultura medica, sociale e spirituale. Esattamente come gli Italiani o altri appartenenti all’Unione Europea, hanno le propri tradizioni e le proprie peculiari credenze. Ma in una società in cui il valore dominante è l’omologazione, la diversità tra un presunto “noi” e quelle popolazioni di antiche origini indoeuropee spaventa.

Solo se si diffondesse una cultura della conoscenza reciproca e del dialogo molte paure si ridimensionerebbero e allora davvero saremmo più sicuri.

Oggi, al contrario, in Italia come in Europa, aumentano il controllo, la repressione, il senso di insicurezza e la disinformazione.

Pochi sanno che le impronte digitali, ad esempio, fanno parte dei rilievi biometrici sviluppati in ambito militare, insieme al riconoscimento dell’iride e del volto, alle rilevazioni delle caratteristiche fisiche e comportamentali, all’identificazione del segnale vocale e del movimento labiale su speciali sim card introdotte nei cellulari. Tali metodi dovrebbero essere utilizzati per individuare persone pericolose per la comunita’ o per smascherare azioni illegali.

Gia’ le nostre impronte digitali vengono invece rilevate in alcuni casi in cui è considerato necessario - e senza il nostro consenso - come all’entrata di una banca o tra i dipendenti comunali per rilevarne le presenze.

In generale non e’ prevista l’archiviazione dei dati perche’ ancora non esiste il modo di proteggerli, e comunque, qualora si trovasse, al momento della trasmissione per il confronto dei dati questi potrebbero essere facilmente intercettati e usati in maniera inopportuna. Una procedura simile renderebbe quindi molto incerta e dubbiosa l’identificazione personale, annullando qualsiasi velleita’ di “sicurezza”.

Anche per questo motivo sembra che non siano mai state utilizzate per tutta la popolazione.

Per quanto riguarda gli immigrati maggiorenni, invece, le impronte digitali sono state introdotte all’atto del rinnovo del permesso di soggiorno gia’ dalla legge Bossi-Fini.

E’ quindi corretto chiedersi, quali garanzie siano offerte al migrante? Come verrà tutelata la sua identita’? Chi puo’ assicurare che queste informazioni non vengano usate per danneggiarli?

Appare chiaro che tutte queste misure di controllo nascondono un’intenzione e un atteggiamento che considera i migranti alla stregua di criminali, che impone loro stili di vita considerati “migliori”, pena l’espulsione dal Paese. Prendere le impronte digitali a chi non ha alcun capo d’accusa induce l’esclusione e la ghettizzazione sociale. Da li’ al prendere le impronte digitali agli abitanti dei quartieri piu’ degradati in cui il tasso di criminalita’ e’ più alto, il passo e’ breve. E perche’ non prenderle anche ai disoccupati che delinquono in media di piu’ rispetto alle persone che hanno un lavoro? O magari ai pensionati, che secondo le ultime statistiche commettono sempre piu’ furti di beni alimentari nei supermercati…

Prendendo atto di una situazione che si fa di giorno in giorno piu’ grave e urgente, il Centro delle Culture chiede l’unita’ e la collaborazione di tutte quelle forze che non si riconoscono in questo atteggiamento violento e si sentono indignati e realmente insicuri dall’applicazione di queste norme.

Propone la costituzione in ogni citta’ di “reti” composte da italiani e migranti uniti da comuni valori di antidiscriminazione, libera circolazione degli esseri umani, informazione libera e obiettiva. Reti in grado di proporre esperienze di lavoro in aiuto alle marginalita’ sociali senza cadere nell’assistenzialismo o con pretese d’integrare una cultura in un’altra. Reti, infine, che sappiano sviluppare una visione veramente interculturale in grado di superare le barriere e di realizzare la nazione umana universale.

Gabriele Palloni

Responsabile nazionale Centro delle Culture

Direttiva Europea sui rimpatri forzati e “Pacchetto sicurezza”

Thursday, July 3rd, 2008


La vecchia e ricca Europa ha saccheggiato senza scrupoli le risorse naturali e la ricchezza umana di altri popoli. Abbiamo schiavizzato popoli interi, considerandoli funzionali al nostro uso, vedendoli come oggetti, trattandoli come semplici macchine da lavoro, spogliandoli della loro umanita’, della loro cultura e sicuramente della loro intenzionalita’ e liberta’.

Noi Europei non abbiamo mai chiesto il permesso a nessuno per emigrare e cercare fortuna in altri continenti. La nostra buona gente si e’ mescolata alle popolazioni originarie, ricevendo benefici e contribuendo ad avanzamenti sia nei luoghi di origine che nelle terre di emigrazione. Gran parte della ricchezza proveniente da questi paesi ha costituito la base del nostro successivo sviluppo e benessere.

La Direttiva Europea sui rimpatri forzati e il “Pacchetto sicurezza” disegnato in Italia sembrano essere il frutto di un pericoloso attacco di amnesia o di una conveniente lobotomia nelle menti degli attuali governanti europei e italiani.

Non dubitiamo che queste misure avranno conseguenze negative per tutti: per chi le esercita, non solo per chi le subisce.
Noi umanisti europei preferiamo una e mille volte che tra di noi rimangano i “senza documenti” e i “non identificati”, e che invece se ne vadano i “senza vergogna”. Questi ultimi si che sono illegali, per il solo fatto di sostenere un sistema che antepone anti-valori alla vita e all’essere umano, chiudendo cosi il futuro a milioni di persone.

La sicurezza andrebbe secondo noi intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, alla casa, alla liberta’ di espressione. In altre parole il diritto alla vita.
La sicurezza, quella a cui aspiriamo, e’ uno dei principali obiettivi della politica sovrana che risponde agli interessi di ogni persona e di tutta la societa’ in generale. Questa sicurezza comprende la pace e lo sviluppo stabile e progressivo della personalita’ e della societa’.
I regimi autoritari confondono l’orientamento della sicurezza, attribuendole al contrario lo scopo di conservare lo status quo mediante qualsiasi mezzo.

Tutto cio’ si esprime chiaramente nel “pacchetto sicurezza”, varato da poco dal Governo italiano. Un insieme di provvedimenti attraverso cui si cerca di giustificare violazioni ai diritti umani, tacendo invece gli interessi in gioco dei gruppi economici e politici dominanti ed esaltando pregiudizi, xenofobia e militarismo.
Questo “pacchetto sicurezza”, che sta minando alla base i diritti civili della nostra societa’, assomiglia troppo alle leggi razziali varate negli anni trenta del secolo scorso dal regime fascista.

Esso prevede la possibilita’ di schedare senza alcun motivo cittadini italiani (abbiamo visto nei giorni scorsi la schedatura di Rom italiani (cittadini italiani a tutti gli effetti che per di piu’ non hanno commesso alcun reato)

Insinua la possibilita’ di creare un diritto speciale per alcune categorie di persone (nella fattispecie gli immigrati), cosa questa assolutamente incompatibile col nostro sistema giuridico, che prevede l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge. Inoltre, apre la porta alla violenza bruta di gruppi estremisti che hanno preso la palla al balzo, perpetrando violenze inaudite a danni di gente indifesa. Violenza che, una volta innescata, sara’ molto difficile da fermare.

Per di piu’ non si capiscono l’urgenza e la straordinarieta’ nel varare questo decreto, quando per contro vediamo di giorno in giorno aumentare il prezzo dei beni di prima necessita’, quando la precarieta’ dell’impiego e l’insicurezza sul lavoro si fanno sempre piu’ manifesti, mentre si vanno progressivamente smantellando i diritti acquisiti relativi alla salute, al lavoro, alla pensione, alla casa.

A questa situazione allarmante si aggiunge la direttiva sui rimpatri forzati che il Parlamento Europeo ha approvato 18 giugno 2008, e che consente di:

- Estendere il periodo di detenzione amministrativa per i migranti irregolari fino a 18 mesi, una prescrizione che in alcuni paesi come l’Italia appare in stridente contrasto con il dettato costituzionale (art. 13), che stabilisce limiti precisi.
- Creare regole processuali diverse per i migranti irregolari, in violazione dell’art. 24 della Costituzione italiana che sancisce il diritto di difesa, e dell’art. 6 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo che afferma per tutti gli esseri umani, compresi i migranti irregolari, il diritto ad un processo equo, la presunzione di innocenza e il diritto ad un ricorso effettivo.
- L’espulsione ed il trattenimento dei minori non accompagnati, cosi come delle famiglie con minori in violazione delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei minori.
- Applicare un divieto di reingresso di cinque anni, per quanti abbiano subito un provvedimento di espulsione, creando cosi le condizioni per un riprodursi incontrollabile della clandestinita’.
- Aprire per la prima volta la possibilita’ di deportare migranti irregolari nei paesi di transito.

La strategia dei gruppi di potere economico e’ chiara, e riguarda tutta l’Europa. Si sta sviando l’attenzione delle persone verso falsi colpevoli, alimentando la xenofobia e il razzismo indicando in ogni straniero un potenziale criminale.

Prima hanno creato il consenso tra le persone con una massiccia campagna mediatica allo scopo di alimentare un clima di insicurezza, odio e razzismo diffusi, e ora stanno introducendo decreti e proposte di legge chiaramente anticostituzionali.

E’ evidente che in questo vortice del “tutti contro tutti” non saranno solo gli immigrati a farne le spese, ma tutta la societa’ civile.

Il paradosso e’ che questi, che inneggiano alla legalita’, sono gli stessi che vogliono mano d’opera a bassissimo costo, ricattabile da ogni punto di vista e senza nessuna tutela. Vogliono ancora schiavi!

Davanti a tutto questo e’ urgente che le istituzioni e le realta’ associative prendano una posizione, denunciando e smascherando questi pericolosi giochi dei Governi europei.

Occorre ed e’ urgente in questo momento creare reti fra realta’ che si muovono verso l’integrazione ed il dialogo fra culture, unendo le forze e superando particolarismi, in azioni permanenti che puntino a ricostruire un tessuto sociale ogni giorno piu’ disintegrato.

Dare vita a reti di informazione alternativa che raccontino alla popolazione i fatti che avvengono sul territorio, con la collaborazione di tutti i componenti del mondo dell’informazione che non vogliono e non possono sentirsi complici, con le testimonianze di chi osserva o vive gli avvenimenti stessi, aiutati e protetti da tutte le realta’ associative che hanno come obiettivo il porre fine a queste violenze ed abusi che oggi colpiscono gli immigrati ma che domani potranno colpire chiunque.

Organizzare incontri, forum, dibattiti tra tutti i cittadini d’Europa, durante i quali far conoscere ed aggiornare in forma semplice le leggi proposte e la loro applicazione nelle varie situazioni, con la collaborazione di reti di Avvocati sensibili al tema.

Tutto questo applicando la Nonviolenza attiva come metodologia d’azione, mediante iniziative potenti e partecipate che diano una concreta risposta sociale agli abusi e alle atrocita’ che vengono posti in atto. Perche’ consideriamo ogni tipo di violenza ripudiabile, e siamo certi che non si potra’ porre fine alla violenza e all’oppressione mediante l’uso della violenza stessa.

Sentiamo la necessita’ di agire nel campo dell’istruzione ed in questo realizzare corsi, incontri, seminari al fine di stimolare e sviluppare la riflessione su uno stile di vita nuovo, capace di dare una risposta evolutiva alle situazioni quotidiane interpersonali, e che potra’ far uscire l’essere umano da una situazione paradossalmente preistorica e violenta.

Ci sembra necessario approfondire lo studio e la conoscenza della diversita’ di costumi, di miti e quant’altro possa creare apertura e la curiosita’ verso “l’altro”, riconoscendo cio’ che ci unisce profondamente.

Centro delle Culture Nazionale