AI MIEI AMICI PISTOIESI


Che strano trovarsi in un locale umanista, e vedere affacciarsi due ragazzini di quattordici e sedici anni, e sentirli fare questa domanda:
Ma siete comunisti?
Sono rimasto un po’ interdetto, ma vedendo uno di loro con i capelli rasati, anfibi e pantaloni mimetici dentro gli stivali neri, gia’ avevo capito. Cio’ che risuonava strano era il tono che niente aveva a che fare con quella “divisa”.
Alla mia risposta e di Stefano, che no, non eravamo comunisti, il mimetico, ci ha risposto - Ah perche’ io sono di quell’altra idea.
Quale idea? Domandiamo noi. Lui quasi vergognandosi borbotta qualcosa poi piu’ chiaramente ci dice: Razzista, sono razzista, non ce li voglio quelli la’.
Ha 14 anni vive nel “peggiore” quartiere di Pistoia: “Le Fornaci”. Peggiore perche’ degradato, quasi un ghetto. Si, come mi ha raccontato Stefano quando fu costruito ci mandarono gli emigranti del sud, e oggi ci sono molti immigrati “extracomunitari”. Affacciandosi dalla porta del locale, si vedono persone di varie culture e costumi diversi.
L’impressione che ho avuto e’ quella di un quartiere dove convivono realta’ diverse, ma con una cosa in comune: l’abbandono. Ho rivisto quei due ragazzini, compari di quei cinque veronesi che in nome della Veronesita’, hanno ucciso un ragazzo loro coetaneo perche’ diverso (non era nemmeno extracomunitario, come se questa fosse una giustificazione). Abbandonati da una parte, fomentati dall’altra all’odio verso il diverso, verso chi non ha il “il cuore nero” e “l’anima bianca”, quando il bianco simboleggia la purezza della razza ariana.
Il sentimento che provo e’ che vorrei salvare quei due ragazzini, vorrei vedere quel quartiere dal suo grigiore colorarsi dei vari colori delle culture che lo compongono, di quei colori che non sono cio’ che divide le persone, ma quello che le unisce. Quel quartiere e’ uno dei pochi, o meglio uno di quelli che negli anni hanno risposto di piu’ alla cultura Umanista della non violenza e della solidarieta’. E’ un quartiere con tanta energia, energia da direzionare, un quartiere dove la gente ha bisogno di punti di riferimento per uscire da quel grigiore dove i loro e i nostri governanti li hanno messi.
La risposta ai due ragazzini e’ questa:
Siamo Umanisti. Gli umanisti sono donne ed uomini di questo secolo, di quest’epoca. Ritrovano nell’Umanesimo storico le proprie radici e si ispirano agli apporti di diverse culture e non solo di quelle che in questo momento occupano una posizione centrale. Sono inoltre uomini e donne che si lasciano alle spalle questo secolo e questo millennio e che si lanciano verso un mondo nuovo.
Gli umanisti sentono che la storia che hanno alla spalle e’ molto lunga e che quella futura lo sara’ ancora di piu’. Pensano all’avvenire mentre lottano per superare la crisi generale del presente. Sono ottimisti, credono nella liberta’ e nel progresso sociale.
Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano ad una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma svolgono la loro attivita’ negli ambiti a loro piu’ vicini. Non desiderano un mondo uniforme bensi multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi, regioni, localita’; multiforme per idee e aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosita’; multiforme nel lavoro; multiforme nella creativita’.
Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti ne’ capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno. Gli umanisti non vogliono uno Stato centralizzato ne’ uno Stato parallelo che lo sostituisca. Gli umanisti non vogliono eserciti polizieschi ne’ bande armate che ne prendano il posto.
Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realta’ del mondo d’oggi si e’ alzato un muro. E’ ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo e’ necessaria l’unione di tutti gli umanisti del mondo.
Ragazzi e’ difficile? E’ un casino? Che roba e’? Come mi avete detto che state studiando di Mussolini, della prima e della seconda guerra mondiale, e questo e’ difficile?
Bene la sintesi e’ questa, non vorrei vedervi persi nell’oscurita’ di quel sentimento che dite di professare, mi piacerebbe vedervi nei colori della vita, vi vorrei vedere dedicati agli altri, non a odiare l’altro. Vorrei per voi un altro futuro e un altro presente.
Gisby

One Response to “AI MIEI AMICI PISTOIESI”

  1. Barbara Says:

    Dalla Romania, questa e’ stata la prima cosa che ho letto stamattina, dopo sogni confusi di caos, e poi risolutezza, di droga e degrado, e poi di amiciza…
    Mi sono commossa, anche perche’ appena sveglia e con gli occhi ancora gonfi di sonno e’ bene ricordarmi chi sono e dove sto andando, e questo mi aiuta a tenere i piedi per terra e a non essere presa di sopresa quando la cruda realta’ mi si presenta in faccia……grazie e buona giornata Barbara

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