Sulla “sicurezza”

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C’e’ un detto cinese che dice: “dai da mangiare al tuo cane, ma mai abbastanza. Cosi ti seguira’ ovunque”. E’ cosi che l’Italia inquadra il fenomeno dell’immigrazione, dal punto di vista economico. Loro servono all’economia, verita’ tanto innegabile quanto taciuta dai media che fanno opinione. Solo che devono pretendere poco, e sempre meno, in denaro e in diritti. Cosi si concedono permessi di soggiorno sulla base di quote flussi mentre si costringono i lavoratori extracomunitari regolari ad attese spesso di un anno per il rinnovo dello stesso. L’immigrazione clandestina serve all’industria che usufruisce cosi di manodopera a basso costo, mentre si agita lo spauracchio clandestino-delinquente in faccia al cittadino-telespettatore.
Veniamo ai risultati. Una realta’ di lavoratori stranieri estremamente ricattabili in competizione con altri, quelli italiani, che hanno visto i loro diritti svanire di stagione in stagione grazie alla complicita’ dei sindacati con gli interessi della grande industria, che solo grazie a questo puo’ sopravvivere. Un tasso di paura crescente verso lo straniero, fomentata dai grandi mezzi di diffusione, grazie al quale si controlla meglio la gente che ancora, purtroppo, in massima parte crede a cio’ che questi raccontano. Una “integrazione” della quale si parla ma che non conviene ad un gioco politico che deve creare consenso, e ricaduta in termini di voti, creando al contempo i falsi colpevoli e le loro “giuste punizioni”. Un clima di “tutti contro tutti” in cui l’italiano odia il marocchino che a sua volta odia l’albanese il quale odia il suo connazionale clandestino che gli rende la vita difficile. Il 31 ottobre scorso una seduta straordinaria del consiglio dei ministri convocato d’urgenza in serata ha approvato un decreto legge che norma la possibilita’ di espellere anche i cittadini comunitari, nella fattispecie Rom e Rumeni, in base a considerazioni relative alla pubblica sicurezza, nozione quella della “sicurezza”, sempre piu’ arbitraria ed estensiva. La decisione di procedere tanto rapidamente e’ seguita al fatto di cronaca che ha visto un cittadino rumeno violentare e ridurre in fin di vita una signora italiana. I disegni di legge elaborati su questo tema prevedono nuove ipotesi di reato, aggravamenti di pena per reati gia’ esistenti, e la sparizione di provvedimenti alternativi alla detenzione. Come sempre viene data una risposta carceraria e repressiva ai complessissimi problemi sociali che richiederebbero invece un approccio ben diverso da quello che si sta attuando e che, contrariamente agli scopi dichiarati, colpisce di fatto i soggetti piu’ deboli. Il fulcro della nuova politica con cui il governo avrebbe affrontato il fenomeno migratorio doveva essere il superamento dei CPT e dell’ottica straniero/ordine pubblico/criminalita’: assistiamo invece al consolidarsi della legge Bossi – Fini, tuttora pienamente in vigore ed anzi in questo modo ulteriormente rafforzata. L’Italia ha conosciuto varie ondate di razzismo. Negli anni novanta dovevamo avere paura dell’invasione degli albanesi. Una banda di albanesi, ci raccontarono subito, era colpevole dell’omicidio che si scopri presto opera dei poi famossissimi Erika e Omar. Poi i musulmani, tutti, ansiosi di vendicarsi di nessuno ha mai saputo bene cosa. E i cinesi, rei di uccidere il mercato con la manodopera a basso costo. E le prostitute nigeriane, i venditori senegalesi, i lavavetri rumeni. Viene da chiedersi: quando e’ che tocchera’ anche a me?
Probabilmente passera’ lo spauracchio rumeno e si trovera’ un altro pericolo contro il quale prendersela. Il rigurgito razzista che l’Italia sta vivendo in una maniera molto forte e’ totalmente istituzionale. Si tratta del fatto che ministri della repubblica e segretari di partiti nascenti o, in qualche caso, morenti, fanno a gara a chi la dice piu’ grossa sui rumeni e la Romania. Questo tra l’altro legittima tutti quegli episodi di violenza razzista che si verificano quotidianamente e di cui i giornali parlano purtroppo molto meno. Un caso su tutti: i continui attentati incendiari alle moschee del nord Italia. Da questo gioco perverso non si esce. E’ come un vortice che trascina verso la distruzione e l’eccesso, e non esistono soluzioni provvisorie o di comodo. La certezza di avere uguali diritti ed identiche opportunita’ per tutti. Questo e’ realmente cio’ che infonde la “sicurezza” di cui tanto, a tutti i livelli, si parla.

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