Repressione violenta a Santiago: questa e’ la democrazia del Governo “Socialista”


In Cile una manifestazione convocata dalla Central Unica de Trabajadores (CUT) contro il modello economico neoliberale, imposto con la dittatura di Augusto Pinochet, continuato in democrazia e lasciato intatto da Michelle Bachelet, e’ stata repressa con la forza come ai tempi del dittatore, come potete ben vedere dal video e dalla lettera di un protagonista della manifestazione.

“Cari amici,
in primo luogo la situazione sugli arrestati: Belen Gallardo e’ stato rimesso in liberta’ e sta bene. Cristian Jimenez e’ ancora detenuto al 3° commissariato. L’abbiamo sentito per telefono, sta bene e attende di essere rimesso in liberta’.
La mattinata e’ stata realmente dura. Eravamo in Piazza Italia: Tomas, Lobito, Pato Andreu, Fernando Ortiz, Carlo Messina, Fdo. Lira, Marta, Jorge, Juan Enrique ed io.
Con Tomas eravamo in prima fila, un blocco di carabinieri a cavallo ci ha impedito la marcia e mentre tentavamo di andare avanti una carabiniera cerca di fermare Tomas e lo vuole arrestare (cosa che poi non e’ successa).
Siamo stati molto tempo con i cavalli davanti a noi, sentendo il loro respiro e i loro sbuffi in faccia e nelle orecchie. A intermittenza i carabinieri tentavano di farci retrocedere e noi tentavamo di resistere. Tomas si e’ mantenuto fermo insieme a Lobito e Pato Andreu.
Eravamo faccia a faccia con i cavalli nervosi e da dietro i manifestanti pressavano per avanzare. A momenti i cavalli si innervosivano e saltavano. Tomas ed io abbiamo ricevuto alcune pedate dai cavalli, che ci hanno fatto intravedere cosa poteva succedere se alcune di queste bestie (mi riferisco ai cavalli) fossero finite fuori controllo.
Le altre bestie (mi riferisco ai carabinieri) avevano lo sguardo perso e cercavano di reprimere. A differenza di altre manifestazioni, dove si accordano prima di picchiare, picchiavano senza distinzione, e senza stare attenti alle videocamere. Era ovvio che qualcuno gli aveva dato l’ordine di reprimere, che avevano il campo libero e si sentivano protetti nell’esercizio della loro repressione.
Qui nasce un dialogo e si sente il colpo che danno a Navarro (socialista) a due metri da noi. Io non ho visto il colpo, l’ho sentito, ed era molto molto forte.
Questo ha agitato ancor piu’ gli animi, facendo arrivare le contestazioni della gente contro il dirigente socialista Arturo Barrios: “questo e’ il tuo Governo socialista che sta reprimendo, il tuo Governo cittadino”, gridavano a Barrios.
Dopo e’ arrivata la prima ondata di gas: dura, forte. Sento un rimbombo, corro nel tentativo di scappare e trovo Juan Enrique che cerca di respirare e vedere visto che il gas ci impediva l’apertura degli occhi. Juan Enrique e’ fradicio e gli suggerisco di rifugiarsi al nostro locale. Recupero forze e torno a cercare Tomas, di nuovo in prima fila con Lobito e Pato Andreu.
Nuovamente c’e’ una carica dei carabinieri. Con Tomas, Navarro e Tellier cerchiamo di avanzare verso Alameda in direzione centro mentre Navarro sanguina. Avanziamo due passi e ci lanciano nuovamente gas.
Finalmente riusciamo a sorpassare il cordone di polizia. Ogni 40 metri i carabinieri cercano di arrestarci. Volevamo proseguire, calcare la via Alameda che Allende invitava ad aprire e che oggi una Presidente socialista, impedisce che vi si cammini.
Abbiamo proseguito, abbiamo passato i picchetti dei carabinieri, arrivando all’angolo con via Portogallo dove c’era il picchetto dei carabinieri piu’ grande. Il nostro gruppo era ridotto a una trentina di persone. Ci fermano, proviamo a dialogare ma i carabinieri usano come sostantivi i manganelli e come verbo il gas.
Ci sparano nuovamente con gli idranti: provo a proteggermi e osservo come Tomas si ferma e Pato Andreu e Lobito si uniscono a lui. E’ stata una pioggia intensa, forte e lunga. I corpi protetti dai corpi, la solidarieta’ di una spalla sopra l’altra, la barbarie ha resistito tra corpi sconosciuti che in quel momenti si erano uniti nel resistere alla repressione.
Finalmente il diluvio appestante termina, ma non potevamo aprire gli occhi per i gas irritanti. Tomas cerca di asciugare gli occhiali mentre molte fotocamere lo fotografavano.
La pioggia degli idranti era stata intensa; camminavamo e le nostre scarpe emettevano il tipico suono di quando sono piene d’acqua.
Non potevamo proseguire, ci rimaneva solo da andare al nostro locale, asciugarci e valutare gli avvenimenti.
Al locale, accanto alla stufa, senza scarpe e calzini, i media cominciano a chiamare Tomas che parla ai media senza scarpe e calzini e con una maglia da donna fino alle ginocchia. Tutti noi ancora fradici.
Un abbraccio, Efren Osorio”

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