Le politiche di (non) accoglienza in Italia…

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La Regione Lombardia ha appena fatto entrare in vigore una legge “speciale” sui phone center, che prevede una serie di obblighi severi tra cui: 2 o 3 bagni (a seconda della superficie del phone center), spazi delle cabine di almeno un metro per lato (le cabine telecom sono di 85 cm.!), spazio libero di 9 mq., il divieto di funzionare anche come internet point… Oltre a questo sono obbligati a fare i poliziotti, registrando tutti i clienti e relativi indirizzi visitati; ci saranno limitazioni urbanistiche (se ci sono parcheggi vicini, quanto distano altri phone center…); una sorta di “sorvegliamento speciale” da parte della Polizia Locale…insomma: limitazioni a cui nessun altro esercizio e’ sottoposto ed in netto contrasto con le “liberta’” tanto sbandierate.
Chiunque si rende conto che i phone center sono gestiti da bengalesi, srilankesi, cinesi, senegalesi, egiziani…
Un commento di Samir: “Se ho un rimpianto e’ quello di non avere aperto un’attivita’ nel mio paese ma di averlo fatto qui. E’ che ho creduto che anche questo fosse il mio paese. Ho portato soldi da casa mia per investirli qui, in tanti abbiamo chiesto dei prestiti perche’ non ce la facevamo coi nostri soldi… e poi ogni volta chiedono di adeguarsi e noi chiediamo ancora prestiti e cosi alla fine siamo rovinati”.
Il Comune di Milano, dopo che negli anni ha concesso le licenze commerciali in via Paolo Sarpi (e vie limitrofe), ha deliberato l’impossibilita’ di transito per i muletti (carreli porta merci) sui marciapiedi (via imprescindibile del trasporto delle merci), e ha gia’ annunciato che trasformera’ via Paolo Sarpi in isola pedonale (per chi non lo sapesse i commercianti di via Paolo Sarpi e limitrofe a Milano sono quasi per la totalità cinesi). (”Parlano i cinesi di via Paolo Sarpi”)
Abbiamo gia’ parlato approfonditamente per il caso di Amir dei Centri di Permanenza Temporanea, in cui sono costretti gli stranieri che non hanno un permesso di soggiorno in regola con tutte le leggi del nostro paese.

Con queste politiche come possono il Governo e le Amministrazioni locali pretendere di aprire un dialogo con l’immigrante. Esorto a smascherare dati alla mano i fautori (quindi sia destra che centro che sinistra di Governo) delle politiche tese alla chiusura di ogni dialogo, violente e discriminatorie, dipinte come “politiche di accoglienza” cui sono sottoposti gli immigranti nel nostro “Bel Paese”!

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