
Ricevo da un amico un articolo di Susan - dal suo caffe’ umanista di Madrid - che offre una riflessione molto interessante a partire dalla condanna e uccisione di Saddam Hussein.
Semina morte e raccoglierai morte
Semina indifferenza e raccoglierai indifferenza
Semina scuse e raccoglierai la mancanza di solidarieta’ degli uomini… carica di giustificazioni
Loro sapevano che non avremmo detto niente…
Loro sapevano che non saremmo usciti a manifestare per la morte di un assassino.
Loro sapevano che avremmo giustificato la loro violenza, la violenza giusta, la violenza “necessaria.”
E cosi’ continua il mondo: alimentando la ruota della violenza, dell’ingiustizia e della sofferenza.
Per questo io dico:
IO SONO CONTRO.
Mi alzo e alzo la voce contro la morte da Saddam Hussein, contro ogni pena di morte.
Mi sembra assolutamente prepotente e disumano togliere la vita a qualcuno in nome di una legge.
Non volevo che morisse, e non volevo che morisse anche Pinochet, ne’ Franco. Non avrei voluto che morissero assassinati, ma neanche malati o vecchi nel loro letto, senza prima avere confessato le loro atrocita’. La morte puo’ essere liberatrice per alcuni, ma qui sulla terra lasciano conti in sospeso. E imponendo loro la morte, anche l’umanita’ posticipa la sua propria trasformazione.
Avrei voluto che fossero giudicati e che fossero messi ad ascoltare le loro vittime, e le vittime delle loro vittime, e le vittime delle vittime delle loro vittime. Il mondo intero.
Che comprendessero le conseguenze dei loro atti, in che modo alimentano l’eterna ruota della violenza. La violenza non puo’ finire se non comprendiamo la sua inutilita’. E questa comprensione raggiungerebbe tutti i violenti, ma oggi l’unico messaggio che lanciamo al mondo e’: la violenza e’ la soluzione di tutto.
Vorrei che fosse giudicato anche Bush e, perche’ no? Tutti quelli che lo hanno rivotato per la seconda volta. Tutti quelli che appoggiano le sue guerre, la sua violenza. Prima che distrugga il mondo.
Vorrei che fosse giudicato anche Fidel Castro, e una lista interminabile di persone che praticano o appoggiano ogni tipo di violenza.
Ma vorrei anche che si tentassero fino in fondo tutte le possibilita’ di far connettere i violenti con l’amore, invece che con l’odio. Perche’ puo’ ammazzare o far assassinare solo chi non sta sentendo l’umano dell’altro. Ci sono esperimenti che convalidano questa affermazione.
E’ una questione quasi di sopravvivenza. Io posso odiare un assassino, ma col mio odio non evito che continui ad assassinare. Alimentero’ solo il suo odio. E perfino posso io stessa trasformarmi in un’assassina.
Che nessuno mi dica che alcuni esseri umani sono irrecuperabili. Che meritano di morire. Perche’ non si tratta di eliminare 4 o 5 mele marce. Dietro quelle mele, c’e’ ogni tipo di frutta ugualmente marcia. Hanno avuto e continuano ad avere dietro un intero esercito di ESSERI UMANI CHE LI HANNO AIUTATI AD AMMAZZARE!! Dobbiamo eliminarli tutti? O dobbiamo andare alla radice, comprendere perche’ noi esseri umani marciamo come la frutta, e cercare di fare in modo che in futuro nessuno piu’ marcisca e contamini di violenza l’umanita’?
Si parla gia’ di una sanita’ preventiva come forma piu’ intelligente per combattere la malattia.
Quando si comincera’ a parlare di una giustizia preventiva, per evitare l’incremento della violenza?
Non mi riferisco, ovviamente, alle guerre preventive. Non faccio il gioco di quelli che manipolano il linguaggio e lo usano per i loro oscuri interessi, lasciando senza parole coloro che non sanno piu’ come usare il linguaggio senza il rischio di essere accusati di stare in una fazione o in un’altra. NON MI RIFERISCO AD UNA VIOLENZA PREVENTIVA. Parlo di GIUSTIZIA preventiva, quella che giudica ed emette una condanna all’altezza di cio’ a cui aspira. I giudici emettono la loro condanna dopo aver confrontato cio’ che e’ stato fatto con cio’ che si sarebbe dovuto fare. Cosi, coerentemente, si dovra’ imporre una pena che aiuti il condannato ad imparare il comportamento che non seppe praticare nel suo momento. Applicando una pena violenta si riesce solo ad alimentare la ruota della violenza nell’umanita’.
Eliminare i violenti porta facilmente a voler eliminare quelli che non la pensano come me. Alcuni giustificano la morte di un dittatore, ma non di un altro. Semplicemente perche’ uno andava a beneficio di quello che essi volevano, e l’altro no. Non sono la stessa cosa un dittatore di destra e un dittatore di sinistra!! Cosi’ la violenza vale in certe occasioni, e in altre no? Chi decide qual e’ quella che serve? Chi puo’ parlare in nome di tutti gli uomini?
Io dico che LA VIOLENZA NON SERVE MAI, qualunque colore politico abbia, e qualunque giustificazione si cerchi.
La violenza necessaria e’ la conclusione facile degli egoisti, e anche molte volte dei codardi e dei pigri (tra i quali mi aggiungo in certe occasioni!). E cosi si finisce col giustificare ogni tipo di violenza, perche’ qualunque atto violento puo’ avere una giustificazione per chi lo commette.
I dittatori come Saddam sono esistiti e continueranno ad esistere finche’ si crede nella violenza giusta.
La violenza genera violenza. La nonviolenza esige immaginazione e riconciliazione. Immaginazione perche’ quello che ci hanno insegnato sempre e’ praticare la violenza, e la nonviolenza e’ una strada ancora da esplorare. Riconciliazione perche’ le debolezze del criminale non ci sono estranee. Tutti alberghiamo aspetti oscuri, aspetti inquietanti, pensieri che non osiamo confessare. Basta che qualcuno ci provochi con violenza perche’ quegli aspetti escano alla luce. Ma per la stessa regola, anche il nostro lato nonviolento puo’ uscire alla luce, ispirato in un atto di amore e di vera giustizia.
Disse Saddam, dopo essere stato condannato a morte:
“Chiedo agli iracheni, arabi e curdi, di perdonare, di riconciliarsi e di stringersi la mano.”
E’ difficile far caso a chi, a suo tempo, non ebbe tanti riguardi. Ma persino un assassino puo’ sfiorare la verita’. E tuttavia, la speranza non la semina chi si limita a dirla, bensi chi, nonostante tutto il danno subito, e’ tanto coraggioso da praticarla.
Solo con pace nel cuore e luce nella ragione potremo contribuire affinche’ quelli che sfoggiano con totale sfacciataggine la loro evidente violenza non rafforzino il lato violento, meno evidente, di quelli che si credono, molte volte, al di sopra del bene e del male.
Susan