L’acqua deve restare un bene pubblico. Non puo’ diventare una merce

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Il 13 gennaio 2007 e’ iniziata nelle piazze delle citta’ italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprieta’ che la gestione ed erogazione dei servizi idrici.

Ma non saranno banchetti del solo movimento dell’acqua. Piu’ di 100 associazioni e comitati hanno promosso e aderito alla campagna, tra cui il Partito Umanista e gli Umanisti per l’Ambiente, i Cobas, l’ARCI, la CGIL, l’intero movimento di Porto Alegre, i partiti della sinistra radicale, ma anche vescovi e parroci, personalita’ della cultura e dello spettacolo che hanno inviato i messaggi di sostegno.

L’obiettivo e’ di raccogliere mezzo milione di firme in 6 mesi, anche se ne basteranno 50.000 per portare l’iniziativa popolare in Parlamento. La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l’acqua dev’essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si puo’ privatizzare e vendere, sulla quale si puo’ speculare e fare profitti.

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