Lettera ai media di Paolo Vecchi sul referendum
La Costituzione si applica, non si cambia
Lettera ai media di Paolo Vecchi, Segretario Generale del Partito Umanista di Firenze
In questi primi giorni di campagna elettorale sul referendum costituzionale abbiamo già assistito al tipico banditismo semantico della destra, sul cui terreno si è fatta stupidamente trascinare anche buona parte della sinistra. Così, perfino negli spot in TV sembra che la riforma costituzionale si limiti a ridurre i parlamentari e ad abbassare l’età a cui si può essere eletti.
Allora, prima di qualunque commento, sarà bene chiarire a tutti di cosa stiamo parlando.
La sostanza della riforma consiste in un enorme aumento del potere del Presidente del Consiglio dei Ministri (che nel nuovo testo si chiama, infatti, primo ministro).
Il Parlamento viene ridotto a una sola Camera, quella dei deputati, unica a legiferare sulle materie di competenza esclusiva dello Stato; il Senato federale ha competenza soltanto per le materie a legislazione “concorrente”, cioè non proprie dello Stato centrale e non proprie delle Regioni. Nondimeno, il governo può imporre a disegni di legge del Senato le modifiche che risultino essenziali alla realizzazione del proprio programma.
Il primo ministro non ha più bisogno della fiducia delle Camere per insediarsi, la sua legittimazione avviene al momento dell’elezione: il capo dello Stato nomina automaticamente primo ministro il candidato della coalizione vincente. Si tratta, in pratica, di un’elezione diretta. In virtù di una legittimazione venuta direttamente dal popolo, al primo ministro sono conferiti enormi poteri, a scapito degli altri membri del Parlamento (anch’essi eletti dal popolo!) e dello stesso Presidente della Repubblica.
Il primo ministro ha il potere di revoca dei ministri e di scioglimento della Camera (che finora era prerogativa del Presidente della Repubblica). La Camera a sua volta può sfiduciare il primo ministro, ma in questo modo essa viene automaticamente sciolta e si va a elezioni anticipate. Quindi, il primo ministro ha il controllo diretto della Camera; in questo modo cade il principio della separazione del potere legislativo da quello esecutivo, pilastro della democrazia moderna. Inoltre aumenta il controllo del potere politico sulla Corte Costituzionale. Infatti aumentano i membri di nomina parlamentare, mentre diminuiscono quelli nominati dalla magistratura e dal Presidente della Repubblica.
Infine, la riforma prevede una modifica gravissima e molto significativa, a cui finora nessuno ha dato rilievo: scompare dalla Costituzione la proposta di leggi di iniziativa popolare. Nel nuovo testo si afferma che la legge può prevederla, ma in ogni caso essa smette di essere un diritto costituzionale; a ulteriore conferma dell’intenzione che ha mosso gli autori di questa riforma profondamente antidemocratica.
Perché il Partito Umanista invita ad andare a votare e a votare NO?
Andare a votare e votare in tanti (anche se non c’è bisogno di quorum) è dimostrare ai politici che gli italiani vogliono partecipare ed evitare, con una partecipazione massiccia, che dopo i politici pensino di potersi mettere d’accordo tra loro per future modifiche antidemocratiche ed antipopolari; votare NO a una riforma che smantella tutto l’impianto di partecipazione democratica previsto dalla nostra Costituzione in nome del pragmatismo imperante secondo il quale le cose sono buone quando “funzionano” non quando sono coerenti con un’idea, un sentimento, un’azione.
Certo non ci sentiamo conservatori nel dire che questa Costituzione non si cambia: si tratta di una Costituzione uscita da un grande momento di rinascita del nostro paese e basata su principi molto avanzati per l’epoca ed ancora validi adesso; il problema, anche oltre il referendum, è questo: applichiamo la Costituzione e sviluppiamone i principi fondanti di potere al popolo, partecipazione, libertà sindacale, non discriminazione, ripudio della guerra, libertà di opinione: questa è la prima e urgente cosa da fare per la quale occorre andare a votare e votare NO. Occorre che chiunque senta l’importanza di questi temi si renda protagonista, soprattutto nell’informare e nel chiarire coloro che pensano non sia importante votare; occorre generare una grande mobilitazione popolare che dica con chiarezza agli attuali poteri che non sono autorizzati a fare quello che gli pare e che, alla fine dei conti, la Storia la fanno i popoli, non i potenti.
Paolo Vecchi, Segretario Generale del Partito Umanista di Firenze
November 14th, 2007 at 9:21 pm
CERTAMENTE -O ALMENO COSì CREDO- VOTARE è IMPORTANTE, LO è SE SI è ANCORA CONVINTI CHE LO STATO SIAMO NOI, CHE GLI INDIVIDUI FORMINO E PLASMINO IL PERCORSO STORICO DEL PROPRIO PAESE..E NON SOLO..
QUELLO CHE INVECE MI PREOCCUPA è L\\\’IDEA DI UNA POLITICA CHE ODORA -O PUZZA - DI MERCATO ECONOMICO, IL PRESENTIMENTO CHE FRA I SOLDI E I CARTELLONI PUBBLICITARI SI SIA PERSO IL SENSO DI QUEL DIALOGO CITTADINO CHE FINO AGLI ANNI 70 ERA SEMBRATO NECESSARIO E UNICO.
INSOMMA, LA SOCIETà MODERNA è FATTA DI RASSEGNATI, DI GENTE CHE HA PERSO LA FIDUCIA CHE NON HA PIù L\\\’INTERESSE VERSO UN MONDO COSì… NON IDEALE (ED INTENDO NON POLITICO) CHE SEMBRA IMPOSSIBILE CERCARE DI COINVOGLIARE NUOVAMENTE LE MASSE VERSO UN IDEA COMUNE, VERSO UN PROGGETTO CHE NON SIA IDEALE, MA CONCRETO, UN QUALCOSA -PER FARLA BREVE- CHE POSSA VERAMENTE ESSERE UTILE.
LA LIBERTà NON è UN DIRITTO, MA UN DOVERE UN PROGETTO CHE ABBIAMO TUTTI IL COMPITO DI ESPORTARE, DI GLOBALIZZARE E PER QUESTO DOVREMMO ESSERE IN GRADO DI DIRE BASTA A TUTTE QUELLE PERSONE, I POLITICI, CHE SEMBRANO SERVIRE LA VIA PIù COMODA.
INSOMMA COME DICEVE BENIGNI…SARà VERO CHE QUELLO DEL POLITICO è IL MESTIERE PIù BRUTTO? CREDO DI NO..ALMENO NON AL 100% PERCHè NELLA MIA PERSONALE -E DISCUTIBILE- VISIONE DEL MONDO ANCH\\\’IO MI SENTO UN POLITICO…ANCH\\\’IO MI SENTO -VALE A DIRE- MEMBRO ATTIVO DELLA MIA NAZIONE…PERCHè QUESTO DOVREBBE ESSERE UN VERO POLITICO.