Perché votare NO al prossimo referendum costituzionale
DAL CENTRODESTRA UNA RIFORMA SBAGLIATA. È legittimo modernizzare la Costituzione collettivamente, è irresponsabile demolirla unilateralmente Giugno 2006 si vota per la Costituzione della Repubblica Italiana. Grazie al referendum promosso, in base all’articolo 138, dal Coordinamento nazionale per la difesa della Costituzione che ha il suo massimo rappresentante nel Presidente Emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il popolo italiano deciderà se respingere o promuovere la riforma costituzionale varata dal centrodestra. Il nuovo testo della Costituzione, approvato definitivamente in seconda votazione con le sedute del 20 ottobre 2005 alla Camera e del 16 novembre 2005 al Senato, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N° 269 del 18 novembre 2005. Le novità riguardano oltre cinquanta articoli della seconda parte - quella relativa all’Ordinamento della Repubblica - ed in particolare le seguenti tematiche Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Governo, Magistratura, Regioni, Province, Comuni, Corte Costituzionale. Entrata in vigore il 1° gennaio 1948, nel corso dei decenni la nostra Costituzione ha subito successivi adeguamenti che non ne hanno mai alterato la sostanza. L’unico aggiornamento di un certo peso, per molti versi assai discutibile, lo operò il centrosinistra durante la legislatura conclusasi nel 2001, modificando in senso federalista il titolo V della seconda parte. Ebbene, oggi come allora, i grandi mezzi di comunicazione non hanno colpevolmente dato la sufficiente enfasi ad accadimenti che riguardano tutto il Paese ed il nostro futuro. Vorremmo ricordare che la Carta originaria fu il frutto di un grandioso progetto a larghissima partecipazione, e che fu ampiamente dibattuta e laboriosamente concertata; l’attuale riforma del centrodestra svilisce quel grande lavoro, non tanto perché la Costituzione sia da considerarsi immutabile o non eventualmente modernizzabile, bensì perché è stata modificata unilateralmente, perché è stata usata come merce di scambio all’interno di un’irresponsabile coalizione di governo, ed infine perché gli effetti risultanti potrebbero minare il nostro assetto democratico. Le modifiche apportate sono radicali e danno soddisfazione soltanto alla bandiera confederale sventolata da un partito dal seguito modesto, nonché alla personalissima interpretazione della democrazia da parte di un noto leader di partito del centrodestra. I punti cardine della riforma sono stati essenzialmente voluti dalla Lega Nord (devolution) e da Silvio Berlusconi (premier forte). Entrambe le impostazioni sono esasperate e si combinano tra loro in modo disarmonico; ciascuna di esse è inoltre fonte di svariate disfunzionalità pratiche. La cosiddetta devolution, costruita con l’istituzione del Senato federale della Repubblica, fortemente legato alle Regioni, offuscherà la collegialità del Parlamento, moltiplicherà gli uffici, nonché la burocrazia e le spese, genererà conflitti di competenze non solo tra Stato e Regioni ma anche tra Camera e Senato, provocherà disparità nei servizi pubblici negando ai cittadini l’uguaglianza di diritti davanti allo Stato. Il nuovo ordinamento imperniato sul premier forte concentrerà nel Primo ministro una serie di nuovi poteri che non troveranno nessun contrappeso nelle altre istituzioni. Queste ultime, anzi, verranno indebolite, a cominciare dal Presidente della Repubblica che, privato del suo ruolo di garante, diventerà una figura di rappresentanza di secondo piano, nonostante all’articolo 87 si continui paradossalmente a chiamarlo capo dello Stato. Il Parlamento, spesso ridotto alla sola Camera dei deputati, sarà relegato al ruolo di spettatore dell’attività di governo e - nei confronti del Primo ministro - si troverà in una posizione facilmente ricattabile. Decodificando attentamente il testo criptico della riforma, si evincono alcuni spunti il Primo ministro nominerà e revocherà i ministri a prescindere dal capo dello Stato e dal Parlamento, che saranno rispettivamente notaio e spettatore; scioglierà di fatto le Camere; forzerà artificiosamente gli iter legislativi, prevaricando il Senato, qualora ritenga che le proprie modifiche ad un disegno di legge dello stesso Senato siano indispensabili per l’attuazione del proprio programma; sarà immune dalle mozioni di sfiducia, salvo quando la Camera dei deputati non paghi il prezzo di crollare su se stessa. Altri apparati, come la Corte Costituzionale, vedranno ridotta la propria autonomia ed indipendenza, in virtù dell’aumento del numero dei membri di nomina politica. Agli ex giudici della Corte verrà preclusa l’attività politica per i tre anni successivi alla scadenza del loro mandato, mentre ovviamente nessuna limitazione sarà prevista, né costituzionalmente né per via legislativa, per i titolari di conflitti di interessi economici e per i proprietari di mezzi di comunicazione di massa. Ai problemi di sostanza si aggiungeranno anche quelli di forma l’armonia del linguaggio originario della Carta sparirà per fare posto ad un labirinto di prescrizioni di ardua comprensibilità, sovente scritte con quel linguaggio burocratico - tanto inviso alla stessa Lega Nord - che allontana il cittadino medio dalle istituzioni e dal senso civico. Documento di rara e ricercata ricchezza ma al contempo essenziale, armonioso ed equilibrato, moderno e solidale, il testo originario Costituzione è alla portata di tutte le persone alfabetizzate esso è comprensibile a tutti in quanto concepito per appartenere al popolo. La XVIII disposizione transitoria e finale della Costituzione originaria recita, tra l’altro “ Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione”. Sfidiamo i sostenitori della riforma a prendere cognizione del loro testo, elaborato da pochi per l’uso di pochi.
Mario Di Pasquantonio
April 13th, 2006 at 12:38 pm
Questa cosa non la so, ma un referendum costituzionale è differente da un qualsiasi altro referendum? Perchè se è abrogativo come lo sono tutti gli altri allora si deve votare sì. Mi chiarite?
April 13th, 2006 at 2:05 pm
Ciao!
Si, in questo caso è molto differente dagli altri referendum:
si tratta di un referendum confermativo e a carattere Costituzionale.
Se vinceranno i NO: la nuova Costituzione sarà respinta.
Se vinceranno i SI: la nuova Costituzione sarà promulgata; le novità entrerebbero in vigore secondo i tempi indicati nelle nuove disposizioni transitorie.
Altra cosa fondamentale è il quorum: per il referendum Costituzionale non è necessario il raggiungimento di un quorum.
April 13th, 2006 at 3:02 pm
Allora è rischioso, gli italiani sanno e sono abituati al solito referendum abrogativo, che per altro io ricordo aver studiato essere l’unico possibile in italia, ma evidentemente le cose cambiano. Va a finire che si vota SI per dire NO