
Mi sono arrivate le parole che Herman Müller, uno stretto collaboratore di Evo Morales, ha pronunciato durante l’incontro di preparazione della visita di Evo Morales in Cile. Mi hanno colpito nella loro semplicità, in netta contrapposizione alle complicazioni della campagna elettorale che invade ogni mezzo di comunicazione oggi in Italia. Voglio condividerle con voi, ricordando che Evo Morales è il presidente della Bolivia e che ha recentemente affermato “Ringrazio gli umanisti, le cui idee condivido pienamente”:
"Non consideriamo stranieri i fratelli di altri paesi che vivono in Bolivia, ma uguali: danno un contributo con il loro lavoro e le loro conoscenze. Quando ci sono dei benefici, li si divide tra tutti. Non facciamo differenze, quando si tratta di rispondere alle esigenze di un boliviano o di uno straniero.
Non ci piace la forma marxista di dittatura del proletariato, non ci piace che ci siano vincitori e perdenti.
Nelle nostre riunioni cerchiamo sempre di arrivare al consenso. Non ci piace che alcuni sentano di aver perso, con un senso di disfatta. Questo fa star male la gente, che poi si tira indietro e non partecipa.
Guardate le nostre assemblee: a volte siamo 3.000 e tutti vogliono parlare e dare il loro punto di vista. Durano ore e ore, giriamo e rigiriamo i temi fino a quando non c’è accordo.
Nel ’98 abbiamo ottenuto una piccola percentuale di voti alle elezioni, ma nel 2002 ha cominciato a cambiare tutto. Li ha uniti il tema della coca, che per loro è qualcosa di sacro. Con il MAS, anche se non si sapeva bene che cos’era. Ci chiedevamo: cosa significa Movimento verso il socialismo? Però quale socialismo? Quello sovietico? Quello cubano? No, fratello, il socialismo boliviano!
Qui abbiamo di tutto, ci sono evangelici, cattolici, sindacalisti, marxisti. Non c’importa da dove viene la gente, ma quello che succede con essa.
Il MAS è uno strumento – non ci piace chiamarlo partito – uno strumento per la sovranità dei popoli.
Si è cominciato in campagna, con gli indigeni, poi si è arrivati alla periferia della città e quindi si è avanzati nelle città.
Noi diciamo che “Il presidente comanda obbedendo”, perché fa quello che il popolo ha deciso.
Non c’è un’ideologia definita, ma onestà e lealtà, ci sono valori. Al primo indizio di corruzione, chiunque sia coinvolto viene separato dal governo.
Il boliviano ha tre norme morali che dicono: non mentire, non rubare e non essere pigro. Però c’è una quarta norma, che dice che l’indigeno è fiero e ha una sua dignità.
La Costituzione boliviana non permette di chiedere la carta d’identità per strada, ma solo quando si entra o si esce dal paese; questo ci porta ad avere molti immigrati, ma non importa. Chiunque arrivi è benvenuto e lo si considera un fratello in più.
Il Presidente mi ha chiesto di trasmettervi la sua allegria e il suo ringraziamento per il magnifico atto del 10 marzo. Quando è tornato in Bolivia lo aspettava una festa: al nostro popolo piace festeggiare per vari giorni quando è allegro, così si è ripetuto quello che era successo allo stadio di Santiago.
Mi ha chiesto anche di comunicarvi che questa è l’istanza con cui si stabiliranno vincoli, voi siete un interlocutore valido (il comitato di appoggio alla Bolivia). Con il governo del Cile si stabiliranno le relazioni ufficiali, però siete voi che riconosciamo come interlocutore valido.
E visto che a noi non piace proporre, ma suggerire, suggeriamo la possibilità di creare un Comitato bilaterale tra il popolo cileno e quello boliviano.
Herman ha concluso dicendo: Ho ascoltato attentamente ognuno dei partecipanti e vi suggerisco di avere più allegria nella vostra vita e una maggiore fiducia negli altri. Non si può costruire partendo dalla sfiducia. Se uno ha qualcosa da dire all’altro, che glielo dica in faccia, in modo trasparente. Quando i boliviani litigano, lo fanno con tutto, poi si danno la mano e continuano a essere amici. E’ meglio non tenersi dentro niente, altrimenti poi esplode.
Bisogna lasciar fluire. Tutto deve imputridire per poi fiorire.
Ci saranno sempre interessi particolari delle persone, questo è inevitabile, però quando si fa parte di un insieme, gli interessi smettono di essere particolari per pensare al tutto, al bene comune."
por favor envienme sus reportajes